mercoledì 16 settembre 2009

C'era una volta...Carosello

Addio a Luciano Emmer il papà di Carosello


<b>Addio a Luciano Emmer<br/>il papà di Carosello</b>

È morto questa mattina al policlinico Gemelli Luciano Emmer. Il regista de Le ragazze di Piazza di Spagna, il successo del 1952 con Lucia Bosé e Marcello Mastroianni non si era ripreso dalle complicanze di un brutto incidente di cui era rimasti vittima in estate. Milanese, 91 anni compiuti in gennaio, Emmer debuttò nel lungometraggio 60 anni fa con Domenica d'agosto, dopo una lunga esperienza come documentarista, al ficonco di Enrico Gras. Tra i suoi titoli più conosciuti, Parigi è sempre Parigi, Terza liceo, film che si inserivano nel filone del neorealismo, con le storie di persona comuni, ma che già anticipavano quella che sarà poi definita commedia all'italiana. Sua anche la celebre sigla del primo Carosello, quella con i siparietti che si aprivano uno dopo l'altro.
CAROSELLO - Si calcola che Emmer girò qualcosa come 2750 episodi di Carosello, i più celebri erano quelli del dado Star con Totò, di altri furono protagonisti Nilla Pizzi, Adriana Asti, Edoardo Vianello, Fred Buscaglione e Anita Ekberg, Paolo Panelli, Walter Chiari, Paolo Villaggio. Jean-Luc Godard arrivò a dire: «A parte Rossellini il meglio del cinema italiano negli anni ’50 e ’60 è stato Carosello”. A Emmer piaceva ricordare quelle produzioni, a cominciare dalla celebre sigla: «La chiamavamo "Le tende", perché vi si apriva un grande sipario. Va detto che Carosello non era proprio pubblicità. Ad esempio dopo l’ultimo lavoro fatto da Totò, un Carosello con me di alcuni minuti, c’era un codino pubblicitario molto discreto di trenta secondi che faceva solo vedere il prodotto. Adesso la pubblicità è completamente cambiata, adoperano il culo di una donna per sponsorizzare una lavatrice, un’automobile, o un’acqua gasata. Carosello era pulito perché era una cosa limpida e graziosa, costretto a far vedere il prodotto solo nel finale». Del mestiere di regista parlava senza retorica: «Ognuno nella vita deve fare qualcosa, lasciando stare la soddisfazione personale, per il proprio sostentamento, e io non sono stato capace di trovarmi altro. Mia madre, saggia donna lombarda che non ha mai visto un film in tutta la sua vita, mi chiedeva cos’era 'sto cinema, non capendolo, e consigliandomi di fare l’idraulico. Fin dal medioevo i miei antenati erano gran lavoratori in Val di Non, o forse degli sbronzoni, poiché il vino non si vedeva a litri, ma ad emmeri. Oggi che non ho fatto l’idraulico non saprei aggiustare il tubo di un rubinetto neanche se mi dessero un miliardo. Però, se mi dessero un miliardo potrei provare, magari con quei soldi poi ci faccio un film».

2 commenti:

Grazia ha detto...

Sono a passeggio nel tuo blog scoprendo riflessioni e pensieri tutti da condividere: questo, per esempio.
Era un fine pomeriggio domenicale assai noioso i tuoi scritti l'hanno reso piacevole. Grazie !

Carmen ha detto...

Che bel commento Grazia, sono felice di condividere con te le mie "nostalgie", a presto cara!

Condividi