sabato 17 ottobre 2009

Poesia - Giorgio Caproni




Questa sera ho riletto alcune poesie di un autore toscano, ma genovese di adozione, che ho piacevolmente scoperto da pochi anni, si tratta di Giorgio Caproni.
Ne ho scelta una inclusa nella raccolta Res amissa nella quale il poeta immagina un colloquio con Gesù, a proposito del senso della vita. Caproni si interroga sulla  propria identità e sulle finalità della sua esistenza, e lo fa manifestando le proprie incertezze sulla religione, ed esternando, di fatto, una certa sfiducia. La vita, pare dire in maniera molto delicata, in fondo è un cammino verso la morte e forse il nulla.


MANCATO ACQUISTO
Entrai nel mio già abituale
fornitore, dopo
non so che lunga assenza.
Tutto era mutato.

Quasi
non riconoscevo il locale.
Nessuno al banco.

Diedi
una voce.

Aspettai.
Aspettai a lungo.

Battei,
fuor di pazienza le mani.

Apparve (sulla trentina,
di strano colorito) un tizio
(certo di razza non latina)
da me mai prima visto
né conosciuto.

" Mi chiamo",
mi fece, "Gesù Cristo.
Da tempo qui è cambiata gestione.

Venni con mio padre.
Sono anni.

Mio padre è morto.
Ora,
come voi stesso vedete,
sono solo nella conduzione
dell'esercizio.

Comunque,
eccomi a voi.
Chiedete,
e cercherò d'esser pronto
a soddisfarvi.

Il conto non vi preoccupi.
E' un pezzo
che, specie s'è alto il prezzo,
ormai uso far credito.

Ditemi.
Salderete
come e quando vorrete".

Crollai il capo.
Aveva pur parlato,
è indubbio, a chiare e oneste note.

Ma allora, perché uscii
a mani vuote?...




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