mercoledì 28 ottobre 2009

Ricordi di gioventù - Claudio Lolli



Hai notato come sono rari e fievoli i sorrisi, 
sulla bocca stralunata di un uomo in crisi, 
come guarda sempre in basso, 
come cerca protezione, come evita a ogni passo di attirare l'attenzione. 
Sui suoi occhi stanchi e bui, senza più salde certezze, 
come cerca con le mani sempre nuove sicurezze. 
Hai notato com'è facile sentirselo un po' amico, 
quando con l'aspetto gracile e con gesto antico, 
si avvicina alla tua anima, cerca in te i suoi dubbi, 
poi con fare indifferente fugge avvinto dall'orgoglio, 
fino a che non riconosce i suoi timidi sorrisi, 
sul tuo volto stralunato in perenne crisi. 



E quando proverete a ridere del vostro dolore
Con quei denti bellissimi che vostra madre vi ha dato
Quando avrete bisogno di trattenere il fiato
per qualche miracolo o per un disastro di più
E quando riuscirete a piangere per uno stupido amore
con quegli occhi bellissimi che il mio amore vi ha dato
E quando avrete una valigia con un bel sogno sciupato 
da uno sguardo cattivo, da una cattiveria in più
Venitemi a trovare
Correte a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato
Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando avrete voglia di ascoltare una storia
con quelle orecchie bellissime che vostra madre vi ha dato
Una storia che forse io ho dimenticato
ma e' lo stesso, comunque la racconterò
E' la storia dell'uomo che scriveva il suo amore
con quelle dita bellissime che il mio amore vi ha dato
La scriveva nel mondo come una canzone
con quell'unica voce
quella voce che c'e'
Rimanete con me
non scappate a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato
Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando proverete a stare dalla parte del torto
con quella voce bellissima che vostra madre vi ha dato
Insieme a tutti quelli che non hanno giocato
neanche la prima mano, una mano di più
E quando graffierete come cuccioli ribelli
con quelle unghie bellissime che il mio amore vi ha dato
in un giorno dorato, in un giorno fatato
Leccando una ferita, una ferita di più
Venitemi a trovare
Correte a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato 

Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando vi siederete dalla parte del torto
perché ogni altro posto sarà già stato occupato
con quel culo bellissimo che la mia donna vi ha dato
con quel culo che io non ho visto di più
Venitemi a svegliare
Bussate a perdifiato
per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
sempre malinconico
e mai rassegnato
una carezza, la luna, le stelle
e un pallone sul prato




Dentro a un cielo nato grigio, si infilzano le gru
ricoperte dalle case, le colline non si vedon più.
Sulle antenne conficcate nella crosta della terra
corron nuvole frustate, come va un esercito alla guerra.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Le baracche hanno lanciato, il loro urlo di dolore,
circondando la città, con grosse tenaglie di vergogna.
Ma il rumore delle auto, ha già asfissiato ogni rimorso,
giace morto sul selciato, un bimbo che faceva il muratore.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Nelle case dei signori, la tristezza ha messo piede,
dietro gli squallidi amori, l'usura delle corde ormai si vede.
Come pere ormai marcite, dal sedere troppo tondo,
le fortune ricucite, mostrano i loro vermi al mondo.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Fai un salto alla stazione, per cercare il tuo treno,
troverai disperazione, che per venire qui lascia il sereno.
Fai un salto alla partita, troverai mille persone,
che si calciano la vita, fissi dietro un unico pallone.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

La campagna circostante, triste aspetta di morire,
per le strade quanta gente, è in fila per entrare o per uscire.
Chiude l'ultima serranda, poi la luce dice addio,
la città si raccomanda, la sua sporca anima a dio.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Alla fine li hai messi;-) Grazie! Cristina

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