lunedì 30 novembre 2009

Daniel Pennac

Stasera ho tribolato non poco per trovare, in mezzo ad una libreria oramai cronicamente confusa, la vecchia trilogia di Pennac dedicata a Malaussene.
Me l'ha chiesta in prestito una collega.
Ma chi è questo bizzarro personaggio?

Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia più un grosso cane, bastardo anche lui, con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi, da leggere possibilmente in ordine cronologico, Malaussène è coinvolto in una situazione thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati...Da buon capro espiatorio,  Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri non fosse che... beh finali a sorpresa.  
La trilogia è composta dai romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola"

"Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che diventano pensosi. Quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si legge in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, quelli che non riescono a più a vedere il morto, tentano ma non ce la fanno, il morto ha portato con sè la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue cose, traslocano, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic nic al cimitero e quelli che lo evitano perchè hanno una tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.
E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi. Che per esempio si mettono a correre, a correre come se non dovessero mai fermarsi. E’ il mio caso. Mi precipito giù dalle scale di corsa. Non è una fuga, no, non fuggo da niente, forse cerco addirittura di afferrare qualcosa." 

(Daniel Pennac - La fata carabina)





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