mercoledì 4 novembre 2009

Moni Ovadia sulla cultura in Italia

L' intervista a Moni Ovadia 





Salomone (Moni) Ovadia, attore teatrale, cantante e compositore italiano, nasce a Plovdiv, Bulgaria, nel 1946. In occasione dell'inaugurazione di Artelier a Bari, Moni Ovadia ha rilasciato un'intervista in esclusiva sullo stato dell'Arte e della Cultura in Italia.
"Lo stato della cultura teatrale in Italia è un disastro", esordisce senza mezzi termini Ovadia. "C'è un attacco selvaggio e indiscriminato al valore delle arti scenico rappresentative. È un attacco populista, demagogico e vile. È uno ‘sparare nel mucchio', come dire che tutti i politici sono parassiti. Se sostenessi una tesi del genere tutti mi applaudirebbero, ma so che esistono politici per bene che lavorano per il bene del Paese, e politici sciagurati".
Quanto ai tagli alla cultura, motivati con la crisi internazionale, Moni Ovadia ribatte che "la Francia, la Spagna e la Germania, tutti Paesi in crisi economica, hanno raddoppiato gli investimenti in cultura, solo in Italia siamo al livello della Grecia, un Paese molto più debole del nostro. Continuando così arriveremo al livello del Burundi. La Cultura non è di destra o di sinistra, appartiene alla gente, e chi governa, a prescindere dalla provenienza politica, non investendo in cultura dimostra di non amare le nuove generazioni. Investire in cultura e formazione, infatti, vuol dire preparare al futuro. Vogliamo davvero competere con cinesi e indiani in ambito industriale? Soccomberemmo. Sono i valori artistici di questo Paese la nostra vera ricchezza. È l'eccellenza italiana, che punta sulla moda, sul buon gusto, che viene dall'arte, dal teatro, dalle arti sceniche, dal cinema e dalla musica".
Tra gli abiti di scena della sartoria barese, Moni Ovadia ricama una tela a tinte fosche. "Il disegno è di instupidire la gente per poterla dominare meglio. Togliere consapevolezza critica vuol dire ridurre gli strumenti di conoscenza, perché il teatro e la musica sono forme di conoscenza; una conoscenza che si forma anche attraverso le emozioni e i sentimenti. Non per altro, l'attacco al teatro va di pari passo con lo smantellamento della scuola pubblica e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Vogliono che l'educazione sia portata avanti dalla televisione, ma la buona programmazione televisiva è mortificata. Si priva di tutela legale la Gabanelli, che realizza una delle più importanti trasmissioni della televisione italiana, e si relega una personalità come Gianni Minoli in seconda serata. È una vecchia tecnica, quella di far avanzare dei burocrati che non hanno il senso delle cose".
Come uscirne? "Ne usciamo combattendo con azioni politiche, manifestando il pensiero e stando molto attenti a chi si elegge. Dobbiamo avere il coraggio di sognare un Mediterraneo centro dell'Europa, perché è da qui che sono passate culture millenarie, è qui che hanno avuto accoglienza, respirando insieme. I maestri del chassidismo ebraico dicono che Dio ha creato gli uomini perché amava sentire raccontare storie. Per questo noi siamo su questa terra, questo ci dà l'identità. Questa antica capacità di accendere, attraverso un gesto semplice, un grande spazio immaginario".
Tra la folla dell'inaugurazione che si dirada, Ovadia conclude con una nota personale, familiare, ma dal retrogusto amaro. "Avevo un grande amico, Filippo, un minatore siciliano, che emigrò a 8 anni, come tanti da questa terra. Anche io sono cresciuto in un contesto di immigrazione, tanti dei miei amici sono pugliesi, calabresi, siciliani. All'università mangiavamo panzerotti e lacrimogeni. Filippo aveva capito che la conoscenza era necessaria, per questo ha fatto studiare i suoi figli, oggi laureati. Il nipote di Filippo è stato accettato a Cambridge per una laurea in land economy, ebbene questo futuro grande economista ha scritto una lettera ai genitori scrivendo ‘mamma e papà, io vi voglio un bene immenso e vi devo tanto, ma vi devo dare un grande dispiacere, non farò la mia vita vicino a voi perché io in Italia non ci torno più'. Un grande talento si stacca dalla sua radice, con grande dolore, perché si rende conto che non c'è futuro".


articolo tratto da quotidianoarte

0 commenti:

Condividi