lunedì 2 novembre 2009

Ricordo di Alda Merini



Ricordo con particolare affetto Alda che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e con la quale ho condiviso  l'interesse verso quel mondo, tanto dibattuto quanto poco compreso, della sofferenza psichica, una sofferenza ai limiti del sopportabile, sia per chi la vive, il sofferente, che per chi, fra mille difficoltà, deve affrontarla, il familiare.

Inutile ripercorrere gli oramai noti drammi della vita di Alda, una vita   segnata dalla sofferenza legata al disagio psichico ma anche dall'incomprensione e dall'emarginazione proveniente perlopiù dal mondo culturale, meglio ripensare alla sua opera, alla trasformazione del dolore in speranza e, qualche volta, in gioia di vivere.
 

Fra le molte poesie che ho letto ne ho alcune scolpite nella mente, la prima soprattutto che commenterò con questa osservazione: "ognuno di noi è, nel bene e nel male, il risultato del proprio passato, ergo, dal passato non si può prescindere".

Il mio passato
 

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

La volpe e il sipario
 

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non  vede la luce

Tu non sai
Tu non sai : ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto : i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire




Foto dell'ex manicomio di Cogoleto.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel ricordo di Alda Merini! G.M.

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