mercoledì 9 dicembre 2009

Beni culturali - un patrimonio da salvare

Fin dalla nascita di questo blog ho deciso di lasciare fuori da questo spazio la politica, perlomeno quella schierata o, peggio, urlata, e sono fermamente intenzionata a proseguire su questa strada. Ciò anche in considerazione del fatto che la mia visione generale delle cose comporterebbe critiche trasversali senza peraltro risparmiarne a coloro, la base me compresa, che avrebbero il compito di salvaguardare la democrazia ove essa non significa solo partecipazione, attraverso delega, alla vita politica del paese ma, anche, il controllo sui delegati manifestando, quando serve, chiara e decisa disapprovazione e indignazione.

Ciò premesso da innamorata della cultura, intesa nel suo significato più ampio, non posso fare a meno di affrontare, seppur in maniera sommaria, la situazione del ns. patrimonio culturale, quell'insieme di testimonianze storiche prima scoperte, poi conservate, tutelate e lasciate a noi dai nostri predecessori, che noi parimenti avremmo, se non altro, il dovere di lasciare in buono stato ai nostri successori.
La situazione negli ultimi vent'anni è andata progressivamente deteriorandosi. I diversi Governi succedutisi alla guida di questo scalcinato Paese hanno sempre procrastinato interventi conservativi, di tutela e valorizzazione del patrimonio preferendogli provvedimenti in altri settori più visibili e dall'immediato tornaconto elettorale.
In 20 anni la spesa pubblica per i Beni Culturali si è ridotta di oltre l’80%,  dal  blocco totale delle assunzioni, (l'età media degli addetti al Mibac è di 58 anni!) al taglio dei fondi previsti per i  lavori di restauro, per gli scavi archeologici, per le acquisizioni librarie e di periodici, per la valorizzazione del sistema museale, tutto è andato nella direzione di un progressivo e quasi totale disinvestimento.
A completare il disegno una politica culturale complessiva assolutamente miope; da decenni, oramai, un progetto culturale degno di tale nome è assente dalla testa dei ns. politici, basta vedere le condizioni in cui versa la scuola ma questo argomento, per importanza e complessità, richiederebbe un discorso a sè, ne consegue che anche dalla base, il popolo italiano, l'attenzione verso questo settore è inesistente, utopistico sperare che da qualche parte si eserciti pressione verso chi ci rappresenta con l'obiettivo, quantomeno, di invertire la tendenza, ed iniziare a progettare qualcosa di serio per recuperare molte di quelle che "furono" le ricchezze del ns.Paese.
Anche in assenza di amore per l’arte e la storia che essa rappresenta, non si può non pensare che questo patrimonio può essere fonte di ricchezza per il Paese. Valorizzando adeguatamente il patrimonio artistico, architettonico, archeologico e ambientale italiano vi sarebbe la possibilità di incrementare in maniera estremamente significativa  gli introiti legati al turismo.
Il turismo non è solo  il Colosseo, i Musei Vaticani, Piazza San Marco, gli Uffizi, Piazza dei Miracoli, la Reggia di Caserta e Pompei. Ogni piccola chiesa, roccaforte, piccolo museo, area archeologica, centro storico, parco, può essere valorizzato ed alimentare l'industria turistica.
Spagna, Francia e Grecia, giusto per citare alcuni esempi,  insegnano in questo senso.
A conclusione di questa mia disamina riporto un articolo apparso sul quotidiano "La Nazione"  2 giorni fa sulla situazione drammatica, oramai cronica direi visto che non è la prima volta che leggo accorati appelli della Direttrice,  in cui versa la Biblioteca Nazionale di Firenze. A seguire posto il link ad una trasmissione dedicata alla condizione disastrosa dei  Beni Culturali italiani, andata in onda un paio di mesi fa su Rai3. Vi sarebbe qualcosa da dire anche su questa trasmissione in quanto, come è facile immaginare, l'argomento è trattato con supeficialità. Corretto, ed anche un po' scontato vista l'anzianità del paziente, l'elenco dei mali, nebuolosa la ricerca dei responsabili, totalmente assente una proposta o qualcosa che vi somigli,  in ogni caso suggerisco di vederla.


FIRENZE - Un grande patrimonio senza più soldi
Letizia Cini
La Nazione 07/12/2009
SI PREPARA ai grandi festeggiamenti del 26 febbraio 1 2010 in mezzo a qualche difficoltà, la Biblioteca Nazionale di Firenze, «nata dalla biblioteca privata di Antonio Magliabechi, costituita da circa 3Omila volumi, lasciata nel 1714, secondo il suo testamento a beneficio universale della città di Firenze». Così recita la scheda storica della prestigiosa istituzione. Venendo all'oggi, la Nazionale ne ha passate davvero tante: certo il grosso l'ha fatto l'Arno nel 66. Ma anche in tempi ben più recenti fra pensionamenti mai rimpiazzati, cronica carenza di fondi, la presenza di topi negli uffici e infine l'allagamento della Sala di Lettura, gli ostacoli non sono certo mancati. Tenacemente superati con determinazione da Antonia Ida Fontana, storica direttrice che dal 6 di marzo andrà in pensione, lasciando il suo ufficio e l'appartamento destinato al dirigente affacciato sui tetti, e la sua amatissima Biblioteca. Il successore? Tante voci, ma di certo c'è solo che verrà da fuori. Come lo scorso anno, si ripropone anche questo Natale la drastica riduzione servizi: «Si comunica ai signori utenti che, causa carenza di personale, nel periodo compreso tra il 23 dicembre e il 5 gennaio compresi, la Biblioteca sarà aperta al pubblico esclusivamente dalle ore 8,15 alle ore 13,30 recita il cartello all'ingresso». Nel luglio scorso, la riduzione di orario si rese nuovamente indispensabile, culminando in una lettera aperta, sottoscritta da alcuni docenti, ricercatori, laureandi e studiosi, uniti nell'associazione lettori Gianni Isola dello storico archivio, indirizzata al ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi. Qualche settimana prima Antonia Ida Fontana, incontrando alcuni rappresentanti del Consiglio regionale, aveva chiesto «almeno 500 unità di personale, nuovi spazi per l'immagazzinamento dei volumi, oltre a un considerevole aumento di budget per far fronte alle spese ordinarie». Ma neppure l'autonomia, faticosamente ottenuta, è stata di grande aiuto. E PENSARE che la Biblioteca Nazionale di Firenze ha il compito di raccogliere l'intera produzione culturale nazionale di ogni anno. Ciò significa raccogliere ogni dodici mesi dalle 50 alle 60 mila monografie, più di 300 mila testate e periodici. Da alcuni anni, anche per un taglio consistente di personale (209 dipendenti contro i 334 del 1996, si legge nella lettera), l'organizzazione della struttura rischia di collassare. Come se non bastasse «il finanziamento per l'acquisto di libri e documenti è stato decurtato a 29lmila euro, costringendo a interrompere molti abbonamenti importanti», il lamento della direttrice. Solo per dare un'idea, nel 1996 il finanziamento era pari ad un miliardo e mezzo di lire, circa 775mila euro... Difficile andare avanti in queste condizioni. Eppure l'ottimismo è una dote che caratterizza la direttrice: «Per il prossimo anno speriamo in una dotazione adeguata da parte del ministero conclude Antonia Ida Fontana L'anno scorso siamo rimasti perfino senza carta igienica». Proprio parlando di questioni fiorentine il ministro Bondi recentemente ha annunciato che 200 milioni di euro, l'80 per cento dei quali destinati ai beni culturali, sono in arrivo da Arcus. «Oltre a questi 200 milioni stanziati ci sono poi altre risorse di Arcus ha assicurato Bondi che il ministero ha preferito non investire subito in vista di altre possibili esigenze come le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia». Speriamo che per la Biblioteca Nazionale questa volta l'alluvione sia di soldi.

Presa diretta del 29/09/2009 "Oro buttato" 
La trasmissione, divisa in 10 parti, è visibile anche su youtube 
Posto la prima parte, su youtube nel menù che appare a fianco a questa, troverete le altre.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Che tristezza!
Paolo F.

Francesco ha detto...

Quello che scrivi, Carmen, lo condivido pienamente.
Siamo il paese che possiede quasi il 50% del patrimonio artistico del mondo e di conseguenza due ministeri cardine dovrebbero essere quello del turismo e dei beni ambientali. Il primo è stato da poco riproposto più che altro per trovare una sistemazione all'attuale ministro e il secondo è in fase di smobilitazione.
La miopia del politici, ma anche di una buona parte della popolazione italiana, è veramente incredibile.
Ho visto all'estero dar grande valore a piccoli monumenti, quando noi ne abbiamo migliaia e migliaia in stato di completo abbandono.
Speriamo che alla fine di questo grigio periodo il nostro patrimonio artistico e i nostri meravigliosi siti ambientali sia ancora recuperabili.

Carmen ha detto...

Un grande patrimonio culturale richiede grandi investimenti, di questo sono ben consapevole, ma ciò che non si intravede nel nostro Paese è, come nella scuola per esempio, un progetto a lungo termine, ciò che ti farebbe anche accettare scelte dolorose ma di pubblico interesse e chiaramente migliorative, ecco ciò che manca. Inoltre, la progressiva dis-educazione in ambito culturale fa si che pochi riconoscano l'importanza della scuola in primis, del patrimonio culturale e del turismo a seguire, per le generazioni future. A rendere migliore la vita dell'individuo non c'è solo la salute fisica ma anche la crescita intellettuale (che tanto spaventa i ns. politici, mente pensante mente non pilotabile) oltre ad minimo di sicurezza economica.

Anonimo ha detto...

Hai "troppo" ragione, purtroppo...
G.M.

Condividi