sabato 31 ottobre 2009

Incredibile!


CHENGDU (CINA) - Una scena simile l'abbiamo vista decine di volte nella commedia sexy all'italiana degli anni 70. Da una parte vi è il marito geloso che improvvisamente torna a casa per controllare l'avvenente e fedifraga moglie. Dall'altra vi è l'amante nudo che per nascondersi si rifugia nei posti più insoliti. Uno dei più classici «topos» della cinematografia erotica del Belpaese si è riproposto nella realtà a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, nel sudovest della Cina. Il venticinquenne Sun Meng, fama di Don Giovanni, ma poco incline ad affrontare le ire di un marito tradito, si sarebbe nascosto, nudo, sul balconcino della casa dell'amante. Successivamente per non essere intravisto dal rivale, sarebbe salito su un condizionatore d'aria che si trovava poco distante dal balcone. Peccato per lui che un solerte vicino abbia immortalato con diversi scatti le sue impavide acrobazie sul balcone e poi abbia postato una foto sul web.
INDIGNAZIONE - Tutta la comunità è venuta a sapere della storia del tradimento e della relazione di Meng con una donna sposata. Nella foto, pubblicata sul sito web della comunità locale, oltre al giovane senza veli, s'intravede il marito tradito che si rivolge a Meng con epiteti probabilmente poco cortesi, mentre in basso a sinistra si nota un altro abitante del palazzo che segue attentamente il diverbio. Non si sa se alla fine i due rivali in amore si siano chiariti e abbiano fatto pace. Di sicuro i concittadini di Meng sono rimasti indignati: «La mia famiglia si vergogna e nessuno dei miei vicini vuole parlare con me - ha dichiarato sconsolato il venticinquenne - So che quello che ho fatto è sbagliato, ma avevo paura che mi avrebbe ucciso».
IRONIA – La vicenda è diventata ancora più grottesca dopo che alcuni buontemponi hanno pubblicato alcuni commenti sul sito web locale nei quali hanno fatto notare che dalla foto si evince chiaramente che il venticinquenne non è affatto uno stallone. Risentito, Meng ha voluto rilevare che l'immagine non gli rende giustizia: «La gente sta ancora ridendo per come appaio senza vestiti» ha dichiarato. «Tuttavia mi preme ricordare che quella è stata una giornata molto fredda».
Francesco Tortora
articolo tratto da  Corriere.it

Su di me

Rispondo a chi mi ha chiesto le ragioni per le quali, a differenza di altri blog, qui si legga poco o nulla di me.


La comunicazione sui blog, così come nella vita reale, può avvenire su tre piani:
  1. pubblica, ovvero, tutto ciò che investe l’ambito culturale, sociale e politico
  2. sfumatamene privata, ovvero, quella che sfiora, o lascia intuire, esperienze e modi di pensare personali
  3. privata, quella connessa alla parte più intima di ognuno
Personalmente, benchè rispetti chi lo fa, non amo condividere, men che meno in rete,  tutto ciò che rientra nel terzo caso che è e resta strettamente personale.
Peraltro, considerata la mia natura poco incline a raccontare, non ne sarei neppure capace.
Lo scopo di questo blog, una sorta di taccuino di appunti non un diario, è quello di comunicare, nella maniera più estesa e veloce,  qualcosa con chi, per affinità, la condivide con me.

influenza suina (influenza A)

la psicosi aumenta!



cambierà qualcosa?


giovedì 29 ottobre 2009

Musica folk americana - The house of the rising sun - cover

In tempi oramai (per me) preistorici credo di aver consumato il nastro ascoltando milioni di volte questo brano nella versione cantata da J. Baez anche se dopo le ho preferito la versione interpretata da Nina Simone, cantautrice che amo particolarmente.
Questa evergreen della storia musicale è stata interpretata da moltissimi artisti, ne propongo alcune versioni.

 

Fiera di Genova - Libridine e Tuttantico

  LIBRIDINE & TUTTANTICO:
INSIEME DAL 30 OTTOBRE AL 01 NOVEMBRE

Da venerdì “caccia” aperta a 40.000 volumi
Circa 100 gli espositori complessivi
Speakers’ Corner a Libridine: libero spazio alle idee creative
Dalla Shanghai del XIX secolo un raro esemplare di Bibbia
Tuttantico rinnova la formula ed apre al brocantage
Auto vintage e porta-rotolo musicale: un tuffo nel retrò tra fascino e follia



Fervono gli ultimi preparativi per Libridine - salone del libro antico, esaurito e introvabile e Tuttantico – Mostra mercato di ogni sorta di antiquariato, in programma da domani venerdì 30 ottobre fino a domenica 1° novembre, alla Fiera di Genova.
L’area espositiva del padiglione C è allestita per ospitare, ancora una volta, entrambe le kermesse, che si sono dimostrate un importante successo per un settore di nicchia, formato da appassionati e intenditori. Successo riconfermato quest’anno dove, rispetto al 2008, gli espositori di Libridine e Tuttantico sono aumentati del 13%, con provenienze da 8 regioni italiane e 6 paesi esteri.

Libridine: chi cerca, trova

Genova conferma la propria vocazione bibliofila: tra i generi in testa alla classifica dei più richiesti dai cittadini troviamo scienze, nautica, libri e riviste illustrati, cinema, teatro, storia e geografia locale, diritto. Sarà quindi compito di 45 espositori e 100 banchi per un totale di 40.000 volumi esposti, soddisfare il palato dei libridinosi più incalliti, pronti a tutto pur di gustare ed arricchire la propria biblioteca di volumi introvabili. Collezionisti e semplici amatori potranno contare sulla presenza di librai antiquari, bancarellai, studi bibliografici, rivenditori di fumetti, riviste e materiale cinematografico provenienti da Centro e Nord Italia, oltre ad alcune nuove presenze estere.
Tra le molte rarità, vale la pena segnalarne alcune davvero preziose. La Libreria Tara espone la 1° edizione, datata 1944, delle Fotocronache di Bruno Munari, che con la sua arte programmata e cinetica è figura leonardesca tra le più importanti del Novecento italiano. Fuori Catalogo Studio Bibliografico, propone invece la prima edizione italiana di Voyage au bout de la nuit (Viaggio al termine della notte), esplorazione semi-autobiografica, cupa e nichilista, che ha segnato il debutto letterario di Louis-Ferdinand Céline, uno dei maggiori autori francesi del XX secolo. Notevole, ma solo da ammirare, anche la selezione del Monastero Olivetano di San Prospero in Camogli, che espone una decina di libri tratti dalla propria biblioteca, tra cui un raro esemplare di Bibbia del 1859 scritta in cinese tradizionale (sistema di ideogrammi, oggi rimasto in uso solamente a Hong Kong, Macao e Taiwan) e ritrovata a Shanghai.

Speakers’ Corner: la creatività dietro l’angolo
Libridine lancia una frizzante sfida a tutti i creativi e gli operatori culturali, invitandoli a prendere il coraggio a quattro mani e dire la propria dall’alto dello Speakers’ Corner. Uno spazio reale, all’interno del Berio Café Live in Fiera, da cui artisti per professione o vocazione potranno far sentire la propria voce e, al contempo, catturare l’attenzione e stuzzicare la curiosità del pubblico. Un luogo ideale, aperto, dinamico in cui le forme artistico-espressive saranno molteplici, imprevedibili ed originali. Una fucina per nuovi talenti e un banco di prova per chi ha già un percorso consolidato alle spalle: ciò che conta è che ogni proposta segua il fil-rouge dell’inaspettato, del raro e dell’introvabile.
Nella prima edizione di Libridine, il Berio Café Live in Fiera si è distinto come foyer di eccellenza artistica, proponendo nel suo fitto calendario di incontri presentazioni di libri, dibattiti teatrali, happening musicali, suggestioni culinarie. Quest’anno il calendario degli incontri è particolarmente animato e spumeggiante: oltre venti, distribuiti su tre giornate, gli appuntamenti in programma. Almeno dieci gli incontri dedicati alla narrativa, cinque le mostre fotografiche e otto gli eventi musicali e culturali. Da non perdere: domenica 1 novembre alle 12.00 la presentazione, da parte di Ferdinando Scianna commenta “Baaria Bagheria”, dialogo con il concittadino Giuseppe Tornatore sulle emozioni della memoria di “quelli nati a Bagheria”; sabato 31 ottobre, a partire dalle 15.00 Mario Rizzi presenta “Meccano d’Amore”, progetto editoriale in itinere di fotografie e racconti ispirati al celebre gioco per bambini; segue – alle 16.00 – I volti di Cuba, rassegna fotografica che documenta l’alfabetizzazione dell’isola caraibica tra gli anni ’50 e ’80, a cura di Andrea Dal Lago della Libreria Caficute (Camogli). Infine, due appuntamenti dedicati al Futurismo. Venerdì 30 ottobre, ore 15.45, l’ “Omaggio al futurismo tipografico” di Enrico Tallone, operato attraverso una carrellata di manifesti dell’epoca, che costituirono grande elemento di discontinuità anche dal punto di vista della tecnica tipografica. Gianandrea Ferrari dello Studio Bibliografico Aurora presenterà, sabato 31 ottobre, “Futurismo di sinistra in Italia”: considerazioni volte a sfatare il luogo comune che il celebre movimento fosse esclusivamente di destra.

Tuttantico, nuova formula


Giunta ormai alla sua 25^ edizione, la manifestazione si propone con una formula rinnovata ed allarga l’offerta espositiva anche al brocantage, confermando così la propria vocazione a rivolgersi verso un pubblico più eterogeneo. Il padiglione C sarà la cornice prescelta per poter ammirare un’ampia e variegata selezione di oggetti, capaci di soddisfare gusti ed esigenze di tutti i visitatori: dai pezzi unici per gli intenditori, alle curiosità per gli eclettici, ai classici must-have per i neofiti.
Oggetti affascinanti, come le sculture in gesso risalenti ai primi del ‘900 e raffiguranti busti, statue ed animali. Pezzi rari, con la collezione di bicchierini da rosolio: circa sessanta compresi in un continuum che va dal ‘700 agli anni ’40 del Novecento. Quadri di spicco, come la coppia di dipinti “Natura morta con cacciagione” del pittore Baldassarre de Caro (1689 – 1750), fino ad arrivare a proposte talmente curiose da risultare imperdibili. Suscita simpatia (e ammirazione per l’inventore) il portarotolo per carta igienica, appartenente al periodo Art Déco francese, in legno con specchio: munito di doppio carillon a carica meccanica, al primo strappo di carta suona "I want to be happy" e, al secondo, "Halleluiah!".

Nostalgia canaglia a quattro ruote
Sfruttando l’innegabile allure che solo il vintage sa suscitare, quest’anno parte del padiglione C verrà trasformata per dare vita ad un vero e proprio garage dal sapore Sixties. L’idea è quella di ricreare nei particolari un’autorimessa, a cavallo degli anni 50’-60’, con una decina di auto d’epoca. Tra i mezzi, forniti dalla scuderia genovese Auto Classica, specializzata in esposizioni di “vecchie signore” a quattro ruote,i visitatori potranno ammirare gli storici modelli Fiat 600, 1100 e Topolino ma anche una splendida Bentley e una Rolls Royce Silver Shadow.

Orari di apertura
La caccia ai tesori introvabili di Tuttantico e Libridine, sarà aperta venerdì 30 ottobre dalle ore 15 alle ore 19.00, sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre dalle 10.00 alle 19.00.
L’ingresso è gratuito.
Parcheggio in piazzale Kennedy. Per informazioni: Fiera di Genova Spa Tel.  010.5391265 www.fiera.ge.it
Ufficio stampa Fiera di Genova SpA
Tel. 010.5391211-262-394 335.7157199

mercoledì 28 ottobre 2009

Mostra dedicata a Niki De Saint Phalle

NIKI DE SAINT PHALLE
Roma
4 Novembre 2009 - 17 Gennaio 2010
Fondazione Roma Museo
Via del Corso, 320

Niki de Saint-Phalle
















Per la prima volta in Italia in mostra oltre 100 opere di Niki de Saint-Phalle, 
(Neuilly-sur-Seine, 1930–San Diego, 2002), pittrice, scrittrice, performer che 
ha legato il suo nome a un percorso artistico straordinario che va oltre le 
classificazioni e le mode, e si mescola con una vita tumultuosa e affascinante: 
un’energia che ritroviamo in tutte le sue opere, dalle policrome sculture 
(Nanas) al famosissimo giardino dei Tarocchi di Capalbio.
Un itinerario, quello individuato dal curatore, che segue il percorso interiore 
dell’artista e permette lo sviluppo parallelo di un’esposizione che allinea 
numerosi dipinti del primo periodo dell’artista, degli anni cinquanta e sessanta, 
insieme alle celebri sculture policrome (Nanas) per le quali Niki de Saint-Phalle 
è famosa in tutto il mondo.
In più di 100 opere, provenienti per la maggior parte dalla Niki Charitable 
Art Foundation di San Diego in California, si racconta la storia affascinante, 
fatta di esperienze 
vissute, sia dal punto di vista artistico, sia da quello umano e personale.
Femminismo, mitologia, violenza, le inquietudini private e quelle sociali, sono 
i temi che permeano le opere di Niki de Saint Phalle. Opere mai disgiunte 
dalla sua vita e attraverso la mostra, che presenta anche una serie di fotografie, 
sarà possibile percepire il fil-rouge che collega le diverse e intersecate esperienze 
della sua tormentata vicenda artistica.

Orari
Tutti i giorni 10.00>20.00 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Lunedì chiuso

Biglietti
Intero 10,00 euro
Ridotto 8,00 euro
Ridotto Scuole (dai 15 ai 18 anni) 4,50 euro

INGRESSO GRATUITO
Per bambini e ragazzi fino ai 14 anni

Per informazioni
Fondazione Roma Museo
T +39 066786209

altre info su Arthemisia

Ricordi di gioventù - Claudio Lolli



Hai notato come sono rari e fievoli i sorrisi, 
sulla bocca stralunata di un uomo in crisi, 
come guarda sempre in basso, 
come cerca protezione, come evita a ogni passo di attirare l'attenzione. 
Sui suoi occhi stanchi e bui, senza più salde certezze, 
come cerca con le mani sempre nuove sicurezze. 
Hai notato com'è facile sentirselo un po' amico, 
quando con l'aspetto gracile e con gesto antico, 
si avvicina alla tua anima, cerca in te i suoi dubbi, 
poi con fare indifferente fugge avvinto dall'orgoglio, 
fino a che non riconosce i suoi timidi sorrisi, 
sul tuo volto stralunato in perenne crisi. 



E quando proverete a ridere del vostro dolore
Con quei denti bellissimi che vostra madre vi ha dato
Quando avrete bisogno di trattenere il fiato
per qualche miracolo o per un disastro di più
E quando riuscirete a piangere per uno stupido amore
con quegli occhi bellissimi che il mio amore vi ha dato
E quando avrete una valigia con un bel sogno sciupato 
da uno sguardo cattivo, da una cattiveria in più
Venitemi a trovare
Correte a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato
Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando avrete voglia di ascoltare una storia
con quelle orecchie bellissime che vostra madre vi ha dato
Una storia che forse io ho dimenticato
ma e' lo stesso, comunque la racconterò
E' la storia dell'uomo che scriveva il suo amore
con quelle dita bellissime che il mio amore vi ha dato
La scriveva nel mondo come una canzone
con quell'unica voce
quella voce che c'e'
Rimanete con me
non scappate a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato
Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando proverete a stare dalla parte del torto
con quella voce bellissima che vostra madre vi ha dato
Insieme a tutti quelli che non hanno giocato
neanche la prima mano, una mano di più
E quando graffierete come cuccioli ribelli
con quelle unghie bellissime che il mio amore vi ha dato
in un giorno dorato, in un giorno fatato
Leccando una ferita, una ferita di più
Venitemi a trovare
Correte a perdifiato
Per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
Venitemi a cercare
nel mio arcobaleno privato 

Tra il colore del futuro e quello del passato
E quando vi siederete dalla parte del torto
perché ogni altro posto sarà già stato occupato
con quel culo bellissimo che la mia donna vi ha dato
con quel culo che io non ho visto di più
Venitemi a svegliare
Bussate a perdifiato
per voi ci sarà sempre
il mio cuore incantato
sempre malinconico
e mai rassegnato
una carezza, la luna, le stelle
e un pallone sul prato




Dentro a un cielo nato grigio, si infilzano le gru
ricoperte dalle case, le colline non si vedon più.
Sulle antenne conficcate nella crosta della terra
corron nuvole frustate, come va un esercito alla guerra.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Le baracche hanno lanciato, il loro urlo di dolore,
circondando la città, con grosse tenaglie di vergogna.
Ma il rumore delle auto, ha già asfissiato ogni rimorso,
giace morto sul selciato, un bimbo che faceva il muratore.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Nelle case dei signori, la tristezza ha messo piede,
dietro gli squallidi amori, l'usura delle corde ormai si vede.
Come pere ormai marcite, dal sedere troppo tondo,
le fortune ricucite, mostrano i loro vermi al mondo.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

Fai un salto alla stazione, per cercare il tuo treno,
troverai disperazione, che per venire qui lascia il sereno.
Fai un salto alla partita, troverai mille persone,
che si calciano la vita, fissi dietro un unico pallone.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

La campagna circostante, triste aspetta di morire,
per le strade quanta gente, è in fila per entrare o per uscire.
Chiude l'ultima serranda, poi la luce dice addio,
la città si raccomanda, la sua sporca anima a dio.
E la voce che mi esce, si disperde tra le case,
sempre più lontana, se non la conosci, è l'angoscia metropolitana.

lunedì 26 ottobre 2009

Roma - Vittoriano - Museo dell'Emigrazione

Per non dimenticare...


Emigranti in partenza da una stazione ferroviaria italiana (Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana - Lucca)

A meno di due anni dal 150° anniversario dell’Unità d’Italia è stato inaugurato a Roma, il 24 ottobre, il Museo dell'Emigrazione Italiana, un’iniziativa che offre l’occasione di ripercorrere una parte importante della storia nazionale e di riflettere sull'attualità e il futuro dell'essere italiani. Senza il riconoscimento della rilevanza del fenomeno migratorio sugli sviluppi dell'economia, della società e della cultura, la storia d'Italia sarebbe incompleta: nel lungo processo di unificazione, infatti, 29 milioni di contadini, operai e piccoli imprenditori hanno vissuto l’e sperienza del lasciare il proprio paese di origine per partire verso terre vicine o lontane in cerca di fortuna. Non a caso a ospitare il Museo è il Complesso Monumentale del Vittoriano, rappresentativo dei valori di identità nazionale.

Il progetto museale è promosso dal Ministero degli Affari Esteri con la collaborazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e nasce grazie al lavoro di un comitato scientifico presieduto dal sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, Alfredo Mantica, coordinato dal presidente del Centro Studi Emigrazione Roma, Lorenzo Prencipe, e composto da Carla Zuppetti, a capo della Direzione Generale del Mae per gli Italiani all'Estero e le Politiche Migratorie; Maddalena Tirabassi, direttrice scientifica del Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane di Torino; Catia Monacelli, direttrice del Museo Regionale dell'Emigrazione Pietro Conti di Gualdo Tadino; Marcello Saija, direttore della Rete Musei Siciliani di Emigrazione; Fabio Capocaccia, presidente del Centro Internazionale di Studi sull'Emigrazione di Genova; Franco Salvatori, presidente della Società Geografica Italiana; Maria Rosaria Ostuni, responsabile scientifica della Fondazione Paolo Cresci per la Storia dell'Emigrazione Italiana di Lucca; Matteo Sanfilippo, condirettore dell'Archivio Storico dell'Emigrazione di Viterbo. A dirigere il Museo è stato chiamato il curatore Alessandro Nicosia, mentre l'organizzazione generale è di Comunicare Organizzando.

Con l’apertura di questa nuova struttura museale viene messo a sistema un vasto patrimonio di storia e memoria: il Museo, infatti, esporrà a rotazione reperti e materiali scientifici, sia cartacei che audiovisivi. L’a llestimento, negli spazi della Gipsoteca (lato Ara Coeli), si articola in un percorso storico-cronologicodocumenti originali, fotografie, lettere autografe, testi rari, video d'archivio, film storici, giornali e riviste d'epoca, oggetti caratteristici, insieme a citazioni significative e brani musicali.

Dopo il 31 dicembre l'esposizione, in forma ridotta, girerà il mondo, in località con una significativa presenza di comunità di origine italiana. In seguito, probabilmente, sarà proposta anche nel circuito degli oltre cinquanta musei regionali dedicati all'emigrazione.

L’itinerario di visita dà conto dell’intera dimensione del fenomeno: il contesto italiano dal punto di vista economico, sociale e culturale; la politica dello Stato verso l'emigrazione; i momenti salienti dell’atto migratorio: il reclutamento, l’imbarco, lo sbarco, le abitazioni, le tipologie di lavoro, l’inserimento e le discriminazioni. Si distinguono diversi periodi: quello immediatamente post-unitario 1876-1916; quello compreso tra le due guerre mondiali (1916-1945), col Fascismo, il colonialismo e le migrazioni interne; il secondo dopoguerra (1946-1976), con la ricostruzione e  l’evoluzione della legislazione e dell’o rganizzazione sociale; la fase dal 1977 ai nostri giorni, con gli “emigrati di alta qualificazione”, l’attuale realtà degli italiani all’estero e la trasformazione dell'Italia in paese d'immigrazione a partire dagli anni 1970.

L’allestimento permette di approfondire le diverse realtà regionali legate all'emigrazione, con lo scopo di coinvolgere il grande pubblico. Numerosi e prestigiosi i prestatori: oltre quaranta, tra i quali la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Rai Teche, l'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, l'Archivio Centrale di Stato, l'Istituto Luce, la Fondazione Cresci, la Società Dante Alighieri, la Società Umanitaria di Milano, l'Archivio Storico della Città di Torino e diversi collezionisti privati.

Nella parte finale i visitatori troveranno una biblioteca per la consultazione di pubblicazioni sul tema e una sala cinema dove verrà proiettato un documentario dal titolo L'emigrazione italiana e il cinema, con interventi, tra gli altri, di Emanuele Crialese, Carlo Lizzani, Enrico Magrelli, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Gabriele Salvatores, Pasquale Scimeca, Pasquale Squitieri, Daniele Vicari e Nello Correale.
illustrato da tabelle didattiche e grafici: in mostra  


L'ingresso è libero. Info: tel. 06 69202049

Collegamenti

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   » La memoria dei migranti

Immagini

Emigranti in partenza (Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana - Lucca)
 Emigranti in partenza (Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana - Lucca)

Una famiglia di immigrati consuma il suo pasto. Hotel degli emigranti, Buenos Aires, 1900 circa (Archivio Ostuni)
  Una famiglia di immigrati consuma il suo pasto. Hotel degli emigranti, Buenos Aires, 1900 circa (Archivio Ostuni)

Santina Bonino con la figlia sulla porta del loro negozio di alimentari. Livry-Gargan (Parigi), 1930 (Centro di documentazione sull’emigrazione - Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Biella)
 Santina Bonino con la figlia sulla porta del loro negozio di alimentari. Livry-Gargan (Parigi), 1930 (Centro di documentazione sull’emigrazione - Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Biella)

La festa del traforo organizzata dagli emigrati italiani per auspicare il traforo del Monte Bianco. Chamonix, Francia, 1936 (Centro di documentazione sull’emigrazione - Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Biella) 
La festa del traforo organizzata dagli emigrati italiani per auspicare il traforo del Monte Bianco. Chamonix, Francia, 1936 (Centro di documentazione sull’emigrazione - Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Biella)

Lavori di costruzione della ferrovia Algeri-Tunisi. Souk-Ahras, Algeria, 1929-1930 (Fondazione Sella - Biella) 
Lavori di costruzione della ferrovia Algeri-Tunisi. Souk-Ahras, Algeria, 1929-1930 (Fondazione Sella - Biella)

Fonte: culturaitalia

domenica 25 ottobre 2009

La notte

Vorrei non odiare questa sera
 Vorrei non odiare questa sera,

non portare sulla mia fronte la nube oscura.

Questa sera vorrei avere occhi più chiari

per posarli sereni nella lontananza.

   Dev'essere bellissimo poter dire:

"Credo nelle cose che esistono e in altre

        che probabilmente non esistono,

in tutte le cose che possono salvarmi,

        anche ignorando il loro nome;

conosco la frutta dorata che dona l'allegria."

   Vorrei non odiare questa sera,

sentirmi leggero, essere fiume che canta,

        essere vento che muove la spiga.

Guardo a ponente. S'abbuiano i lunghi percorsi

        che vanno nella notte,

che donano la loro stanchezza alla notte, che entrano

        nella notte a sognare nella sua grande menzogna.

Josè Hierro

la notte stellata (V. Van Gogh)

Conoscenza della notte
Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l'ultima luce della citta.

Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un'altra strada,

ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancora più lontano, a un 'incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato

proclamava che il tempo non era giusto, nè errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.

Robert Frost




Alain Bashung - la nuit je mens
On m'a vu dans le Vercors
Sauter à l'élastique
Voleur d'amphores
Au fond des criques
J'ai fait la cour à des murènes
J’ai fait l'amour j'ai fait le mort
T'étais pas née

À la station balnéaire
Tu t'es pas fait prier
J'étais gant de crin, geyser
Pour un peu je trempais
Histoire d'eau

La nuit je mens
Je prends des trains à travers la plaine
La nuit je mens
Je m'en lave les mains
J'ai dans les bottes des montagnes de questions
Où subsiste encore ton écho
Où subsiste encore ton écho

J'ai fait la saison
Dans cette boîte crânienne
Tes pensées
Je les faisais miennes
T'accaparer seulement t'accaparer
D'estrade en estrade
J'ai fait danser tant de malentendus
Des kilomètres de vie en rose

Un jour au cirque
Un autre à chercher à te plaire
Dresseur de loulous
Dynamiteur d'aqueducs

La nuit je mens
Je prends des trains à travers la plaine
La nuit je mens
Effrontément
J’ai dans les bottes des montagnes de questions
Où subsiste encore ton écho
Où subsiste encore ton écho

On m'a vu dans le Vercors
Sauter à l'élastique
Voleur d'amphores
Au fond des criques
J'ai fait la cour à des murènes
J’ai fait l'amour j'ai fait le mort
T'étais pas née

La nuit je mens
Je prends des trains à travers la plaine
La nuit je mens
Je m'en lave les mains
J'ai dans les bottes des montagnes de questions
Où subsiste encore ton écho
Où subsiste encore ton écho

La nuit je mens
Je prends des trains à travers la plaine
La nuit je mens
Je m'en lave les mains
J'ai dans les bottes des montagnes de questions
Où subsiste encore ton écho
Où subsiste encore ton écho ...


sabato 24 ottobre 2009

Musica - cover - Somewhere Over The Rainbow

Stasera con amici stiamo parlando di musica e, nello specifico, discutiamo di cover, ovvero, della reinterpretazione di un brano musicale già proposto da altri. Ogni artista  reinventa, personalizzandolo,  il pezzo, aggiungendo,  togliendo o cambiando qualcosa; sul risultato poi, in molti casi le opinioni divergono.
Tralasciando i cloni o alcune cattive interpretazioni ritengo che ogni riedizione  sia, in sè, interessante. In genere si ricerca un brano amato o, quantomeno,  noto, e  riascoltarlo, seppur reinterpretato, rispolvera  vecchie emozioni.
E' il caso della "evergreen"   "Somewhere Over The Rainbow" in origine proposta da Judy Garland e, successivamente, interpretata da moltissimi artisti fra i quali  A. Franklin,  Israel Kamakawiwo'ole, Eric Clapton ed  E. Cassidy,  e proprio di questi propongo i video. Buona visione!


Vladimir Kush - surrealismo fra sogni e illusioni

Girando per la rete rete ho scoperto un artista  affascinante,  Vladimir Kush,  pittore e scultore nato in Russia nel 1965, autore di tele surrealiste contemporanee che richiamano molto a Dalì. 
I suoi dipinti, dai colori luminosi e vivaci, proiettano verso un mondo fiabesco. 

 







Vladimir Kush_sunrise by the ocean


giovedì 22 ottobre 2009

Olive Kitteridge di Strout Elizabeth



In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltipllcarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima, abbandonata sull'altare ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex insegnante: "Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi". Con dolore, e con disarmante onestà, in "Olive Kitteridge" si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana - e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. E il fragile, sottile miracolo di un'alta pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo "romanzo in racconti", del Premio Pulitzer 2009.  

Intervista all'autrice tratta da Il Secolo XIX


Con i romanzi precedenti “Amy e Isabel” e “Abide me” lei ha già ricevuto riconoscimenti letterari. Il Pulitzer le ha cambiato la vita?
«Non sono mai stata così indaffarata. Naturalmente sono ben felice di averlo vinto. Mi piace moltissimo incontrare i lettori, in fondo scrivo per loro. Ma penso che autore e scrittore siano diversi. Il primo è un personaggio pubblico, tiene conferenze, va alla radio, risponde a domande. Mi piace, lo faccio volentieri. Ma scrivere è ben altro. Molto più profondo».
Per definire “Olive Kitteridge” lei parla di romanzo con racconti. Cosa significa realmente?
«Tutto nasce da questo personaggio. Una donna ingombrante, in tutti i sensi, aspra, difficile. Avevo l’impressione che il lettore potesse esserne sopraffatto. In qualche modo pensavo che non volesse trovarsela sempre fra i piedi. Così nel libro c’è l’arte, il respiro del romanzo. Ma in senso tecnico si tratta di racconti, ogni capitolo è una storia conclusa. Olive non è sempre in scena, nei capitoli dove non è protagonista la posso raccontare dal punto di vista degli altri. Mi interessava che alcune sue caratteristiche venissero fuori indirettamente».
Kitteridge è decisamente insolita. Una donna di mezza età. Lei la descrive alta, grossa, insomma sovrappeso. Dal carattere difficile, spesso maleducata. Eppure indimenticabile. Da dove le è arrivata, come l’ha creata?
«Me lo sono chiesta spesso anch’io. Penso che venga da molte persone, da certe mie parenti che ho conosciuto da piccola, nel Maine dove sono cresciuta. Un certo modo di fare, aspro eppure attento, con molti segreti. Viene dall’affrontare una vita dura, non molto protetta. In lei c’è una specie di umanità estrema».Le storie si svolgono tutte a Crosby, sulla costa del Maine, lo stato a nord di New York. È importante l’origine, per la sua scrittura?
«Fondamentale. Vivo a New York da più di vent’anni, amo moltissimo quella città, ma sono legata alla mia terra, al New England. La mia famiglia vive nel Maine da otto generazioni. Ci sono alcune caratteristiche di Olive che vengono dal suo essere un’abitante del Maine, come uno speciale e ossessivo senso dell’isolamento. O una certa forma di paura».A proposito di paura, uno scrittore molto popolare e amato dai lettori in Italia, che ha messo il Maine al centro dei suoi romanzi, è Stephen King. Cosa ne pensa?
«Oh, Stephen King. Un vero scrittore del nord, un interprete delle nostre terre. Scriviamo storie diverse e differenti sono i generi, eppure raccontiamo le stesse cose, ne sono convinta. Mi piace molto Stephen King».
Per rimanere in tema di paure, l’11 settembre, l’attacco alle Torri, compare come una preoccupazione distante, non una paura presente nella vita di quelle persone..
«Sì, una donna come Olive non capisce le paure che l’11 settembre ha generato. Ne sa poco. Quando il figlio, che vive a New York, le racconta i sospetti sul suo giornalaio pakistano, lo trova paranoico. Sono altre le paure di Olive, sono le paure della vita. Sono amata, quale morte mi toccherà?».
Nel libro la politica non compare mai. Tranne alla fine, in una bella tirata di Olive contro Bush e la sua scelta di guerra in Irak.
«Olive è una donna di forti passioni, è naturale che per lei lo sia anche la politica. Definisce Bush un cowboy con tutta la superiorità che può usare una donna del New England. E poi lei è così. Anche se non ne parla mai, è naturalmente una democratica. Ma che si trova a incontrare uno che per lei sarebbe stato un nemico in altre circostanze, un repubblicano». Olive è brusca, scortese, eppure capace di aprire il cuore quando incontra una ragazza anoressica...
«Molti lettori mi hanno detto che questo episodio li ha toccati profondamente. È nel carattere di Olive. Lei che sembra non curarsi degli altri, sa prendersi cura, sa parlare in modo diretto, senza barriere. Alla ragazza che muore di fame, lei parla della sua fame, della fame di tutti. Mi interessavano questi aspetti diversi di una persona. Nel raccontare le diverse storie, nel costruire questo romanzo di storie, sono riuscita a raccontarla dall’interno, ma anche dal di fuori».
Quando ha deciso di diventare scrittrice?
«Non ricordo un momento della mia vita in cui non ho scritto. Mia madre, che è la più grande narratrice che abbia mai conosciuto, mi ha messo in mano un quaderno a cinque anni. Diventare una scrittrice però non è stato facile. Mentre al sud c’è una tradizione di scrittori, al nord non vieni preso molto sul serio. Mio padre non era per niente convinto. Così ho studiato legge, il che non mi è dispiaciuto, sono grata di conoscere la Costituzione del mio paese. Ma detesto la professione di avvocato, ho praticato per sei mesi. Terribile».
Per scrivere “Olive Kitteridge” ha impiegato dieci anni. Che rapporto ha con un personaggio che non si può fare a meno di amare?

«La amo, la odio. Nel descriverla ho fatto un’azione culturale, ma sono partita anche da un punto di vista interiore. Reagisco alla sua paura, alla sua tristezza. Olive è davvero un esempio estremo di umanità. Ama suo figlio Christopher, eppure gli fa del male. Questo mi colpisce di lei e volevo raccontare. Che ama. Che vive. In modo imperfetto. Come tutti noi» 

Commento
Innanzitutto è bene chiarire che non si tratta di un romanzo, bensì, di una raccolta di 13 racconti.
In alcuni di questi Olive Kitteridge è protagonista, in altri è coprotagonista.
Il libro è vigoroso nella sostanza ma delicato nello stile,  un magnifico "affresco" di un piccolo paese immaginario del Maine dove si alternano vicende diverse, storie di vita comuni, così come, anche se non sempre accettato e ammesso,  è comune il modo di reagire dei protagonisti. La prosa di Elizabeth Strout è delicata, i personaggi ben delineati, le descrizioni del paesaggio precise,  gli stati d'animo raccontati come pochi sanno fare, in sintesi, il senso della vita racchiuso in un libro che non eccede mai in sentimentalismi, per nulla inferiore a quelli della mia amata Alice Munro,  In fuga per esempio...


martedì 20 ottobre 2009

Ancora musica...

Questa sera   ho riascoltato  l'album Half the Perfect World di Madeleine Peyroux, una raffinata cantante  e chitarrista americana (di origine francese), che fa delle sonorità jazz e swing  le sue armi migliori.
Scrivono per lei artisti del calibro di L. Cohen, T. Wayts, J, Mitchell, H. Williams giusto per citarne alcuni.
Ho scelto questa canzone caratterizzata da uno swing molto delicato.


lunedì 19 ottobre 2009

A proposito della Mostra Hofmann e il Bauhaus




 

Ieri pomeriggio sono andata a visitare la  Mostra dedicata a questo eclettico artista, pittore, fotografo, ceramista, designer,  allievo del Bauhaus, perseguitato dal nazismo, soldato in Russia e fuggiasco dalla Ddr.
Il mio giudizio complessivo è più che positivo. L'esposizione è ricca (circa 400 pezzi oltre 200 dei quali di Hofmann),  ben organizzata e curata nei minimi dettagli. 


 


L’eccezionalità, oltre al numero di pezzi,  è data dal fatto che sono esposti numerosi inediti, come il gruppo di opere ritrovate dopo la caduta del Muro e che si credevano perdute in seguito alla precipitosa fuga dell’artista dalla Germania dell’Est, o come la serie di acquerelli realizzati durante la campagna di Russia, uniti ad un eccezionale gruppo di fotografie che egli stesso scattò al fronte con un piccolo apparecchio portatile, anch'esso esposto. 
Premesso che amo questo genere di pittura, Kandinsky in testa, maestro di Hofmann insieme a Klee, la sezione che più mi ha impressionata è quella  delle lettere a familiari e amici dalla prigione russa, illustrate con piccoli acquerelli raffiguranti il paesaggio russo, dalle chiese ortodosse alle abitazioni contadine, ma anche alcune scene di guerra. E' stata una sorpresa per me leggere i testi delle lettere poichè, in nessuna, ho colto la vera disperazione. L' attenzione dell'artista era perlopiù rivolta ad aspetti, particolari direi, paesaggistici, ai fenomeni naturali, ai colori, e la sua mente, sana tiene a precisare Hofmann,  viaggiava continuamente alla ricerca di particolari che unissero la Germania alla Russia.

lettera del 14 dicembre 1941


"Questo è ciò che ti voglio gridare oltre le steppe ghiacciate dei boschi russi coperti di neve. Lo sguardo nostalgico rivolto ad occidente ed ironicamente vorrei aggiungere...e pace sulla terra. Questo poco dopo la dichiarazione di guerra della Germania sull'America. Ora, in definitiva, non è compito nostro discutere a questo proposito, soprattutto, non serve. Così mi dedico al nostro vero mestiere, a quei problemi e a quelle cose che in sè sono più appropriate a darci gioia, piuttosto che a quelle che ci trattengono dal dedicarci al piacere del nostro lavoro. Detto meglio, che ci trattengono dal vivere...
...Così godo con gli occhi, se così si può dire, di tutte le meraviglie che si mostrano e che incontro, e occupo il mio spirito su come immortalare le idee suggerite dalla natura. Forse è espresso con troppa arroganza ma tu capisci: realizzare in immagine ciò che si vede. Così vedo continuamente i quadri più meravigliosi,  mentre il mio spirito sottrae o aggiunge questo o quello alla natura, lo mette in luce o lo vela, combina una cosa o l'altra. In questo modo mi aggiro come in una grande mostra i cui quadri sarebbero solo da copiare...
...Questo occuparmi del mondo intorno a me è l'unico legame che mi riconcilia con quella vita nella quale mi ha buttato il destino e che per sua natura è così lontana da ciò che riguarda la guerra...

Una informazione sul catalogo

Costa 40 euro e non è aggiornato. E' la ristampa del catalogo della Mostra di Jena (25/3 - 03/06 - 2007). Non contiene nè le fotografie nè le lettere.

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