lunedì 30 novembre 2009

Daniel Pennac

Stasera ho tribolato non poco per trovare, in mezzo ad una libreria oramai cronicamente confusa, la vecchia trilogia di Pennac dedicata a Malaussene.
Me l'ha chiesta in prestito una collega.
Ma chi è questo bizzarro personaggio?

Benjamin Malaussène, responsabile di una nidiata di fratelli minori (stessa madre, padri diversi), mantiene questa caotica famiglia più un grosso cane, bastardo anche lui, con una curiosa professione: Capro Espiatorio. In ognuno dei tre romanzi, da leggere possibilmente in ordine cronologico, Malaussène è coinvolto in una situazione thriller: bombe nei grandi magazzini, vecchiette armate di P38 che sparano e uccidono, romanzieri killer, storie di droga, politici assassinati...Da buon capro espiatorio,  Benjamin rischia ogni volta di pagare per gli altri non fosse che... beh finali a sorpresa.  
La trilogia è composta dai romanzi: "Il Paradiso degli orchi", "La fata Carabina" e "La prosivendola"

"Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che diventano pensosi. Quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si legge in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, quelli che non riescono a più a vedere il morto, tentano ma non ce la fanno, il morto ha portato con sè la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue cose, traslocano, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic nic al cimitero e quelli che lo evitano perchè hanno una tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.
E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi. Che per esempio si mettono a correre, a correre come se non dovessero mai fermarsi. E’ il mio caso. Mi precipito giù dalle scale di corsa. Non è una fuga, no, non fuggo da niente, forse cerco addirittura di afferrare qualcosa." 

(Daniel Pennac - La fata carabina)





sabato 28 novembre 2009

Sopravvivere a Trenitalia

I disservizi di Trenitalia (dalle cattive condizioni igieniche e il sovraffollamento degli scompartimenti, ai treni soppressi o, nel migliore dei casi, in ritardo) sono noti a tutti. Da pendolare a chi mi chiede che treno prendi oggi/domani oramai rispondo sempre "il primo che passa", ed il mio rapporto con l'orologio al lavoro è diventato "fantozziano". Fortunatamente non lavoro in settori nel quali il rispetto dell'orario è vitale, penso al personale sanitario per esempio, o a quello della scuola, altrimenti chissà quanto tempo prima dovrei partire da casa!
Per buttarla sul ridere posto un  video un po' demenziale  ma  divertente (prendiamola così) dedicato proprio ai disservizi di Trenitalia, in particolare  agli "annunci ferroviari", buona visione!
 

Poesia - Josè Saramago

 

Silenzi
Oggi non era giorno di parole,
con mire di poesie o di discorsi,
né c’era strada che fosse nostra.
A definirci bastava solo un atto,
e visto che a parole non mi salvo,
parla per me, silenzio, ch’io non posso.

(José Saramago)

mercoledì 25 novembre 2009

Paolo Fresu: dentro la Sardegna, la musica e il jazz

Paolo Fresu: dentro la Sardegna, la musica e il jazz

“I suoni erano nella mia infanzia già a cinque sei anni. Prima erano quelli del vento, dell’acqua, delle foglie delle querce che, insieme ai belati delle pecore, riempivano le mie giornate in campagna. Poi erano quelli dell’armonica a bocca e della chitarra che provavo a strimpellare.” 




Tutto parte dalla Sardegna, dalla piccola Berchidda, ma è la musica, o meglio il jazz, il vero protagonista di questo libro autobiografico di Paolo Fresu. Jazzista classe ’61, racconta in questa lunga intervista l’infanzia nella banda, la scoperta del jazz grazie a Clifford Brown, le lezioni di tromba a Siena con il grande Enrico Rava, i concerti in giro per il mondo...E di quella volta che, per troppa timidezza, scappò di fronte all’opportunità di incontrare il suo idolo musicale, il grande Miles Davis. La prima cosa che colpisce è la lontananza del mare. Un luogo comune della Sardegna sono le spiaggie. Invece la Sardegna è anche come un piccolo continente, e, per qualcuno che è di montagna e di campagna, il mare è lontano quasi come è lontano per un milanese. 

L'intervista a Fresu su Wuz

lunedì 23 novembre 2009

Genova - Palazzo Ducale - Buon compleanno Enrico!



Il Museo del Jazz di Genova festeggia i 70 anni di Enrico Rava, il jazzista italiano più conosciuto e ricercato a livello internazionale. L'appuntamento, ideato e voluto dal Direttore Artistico Giorgio Lombardi, è in programma martedì 24 novembre presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale con inizio alle ore 21 a ingresso libero.

Nel corso della serata verrà presentata una serie di filmati sulla carriera di Rava dagli anni '70 ad oggi e, al termine delle proiezioni, il musicista risponderà alle domande e alle curiosità dei giornalisti e del pubblico presente in sala.

Il primo filmato in programma risale al 1975 e propone un brano registrato negli studi Rai di Torino con Rava accompagnato dal compianto sassofonista Massimo Urbani (scomparso nel 1993), dal bassista Calvin Hill e dal batterista Nestor Astarita.

Nel secondo filmato si propongono due brani tratti dall'album “E l'opera va” eseguiti nel 1994 durante il concerto tenuto al Teatro Olimpico di Vicenza. Accompagnati dall'orchestra stabile del teatro diretta dal maestro Bruno Tommaso, insieme a Rava suonano Richard Galliano (fisarmonica), Battista Lena (chitarra), Enzo Pietropaoli (basso) e Daniel Humair (batteria). 


 
Infine, il terzo filmato propone tre brani eseguiti durante il Festival di Montreal del 2006. Con Rava vediamo Andrea Pozza al piano, Gianluca Petrella al trombone, Francesco Cafiso al sax, Enzo Pietropaoli al basso e Fabrizio Sferra alla batteria.

«Ritengo sia doveroso e anche un piacere festeggiare il compleanno dell'amico Enrico Rava – afferma Giorgio Lombardi – Da questi filmati si potrà cogliere il suo stile unico e inconfondibile caratterizzato da una poetica immediatamente riconoscibile, da una sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione».


L'evento è organizzato dal Museo del Jazz di Genova in collaborazione con la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale e il contributo di Mediterranea delle Acque.





Chi è ENRICO RAVA
Nato a Trieste nel 1939 ma cresciuto a Torino, Rava è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni Sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo.
Durante la sua carriera ha inciso più di cento dischi, collaborando con innumerevoli musicisti tra cui: Gato Barbieri, Cecil Taylor, Jack DeJohnette, Pat Metheny, Miroslav Vitous, John Abercrombie, Richard Galliano, Steve Lacy, Joe Henderson, Michel Petrucciani. È stato eletto musicista dell’anno nei referendum Top Jazz ‘93, ‘94, ‘95, ‘96, ‘97, ‘99, ‘02 indetti dalla rivista Musica Jazz. Ha suonato più volte nei festival più importanti del mondo: Chicago, Bombay, Houston, Berlino, Parigi, Istanbul, Umbria Jazz. Nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura Francese, ha anche ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen. Risale al 2002 la prima collaborazione discografica in duo con Stefano Bollani, testimoniata in “Montreal Diary” (Label Bleu). Nel gennaio 2004 si è esibito per una settimana nel prestigioso Blue Note di New York con il suo quintetto, con cui ha pubblicato il disco “Easy Living” per Ecm nel marzo 2004. Nel 2004 il critico musicale Alberto Riva ha pubblicato, per Minimum Fax, la biografia di Rava, “Note Necessarie”.
Tra le altre produzioni discografiche segnaliamo “Tati” (Ecm) in trio con Stefano Bollani e Paul Motian, “The Words And The Day” (Ecm), e lo splendido secondo duo con Stefano Bollani, “The Third Man”, del 2007, sempre per l’etichetta tedesca. Il 2007 è anche l’anno della collaborazione con Gino Paoli, “Milestones. Un incontro in jazz” (Blue Note). Il nuovo disco, “New York Days”, con un supergruppo formato da Mike Turner, Stefano Bollani, Larry Grenadier, Paul Motian, è uscito nel gennaio 2009. In questi giorni è uscito, in edicola con L’Espresso e La Repubblica, l’album “Jazz Italiano Live '09” contenente diversi brani registrati da Rava alla “Casa del Jazz” di Roma nel settembre di quest’anno. 

  

domenica 22 novembre 2009

Musica - Nina Simone

Oggi pomeriggio, giornata piovosa, sono rimasta a casa  e mi sono abbandonata al piacere di ascoltare musica con una certa tranquillità, ho rispolverato brani di Ray Charles, Abbey Lincoln, Carmen McRae, Sarah Vaughan e, ovviamente, di Nina Simone,  interprete, oltre che pianista, difficile da inquadrare come genere (un po' jazz, un po' soul, un po' folk ed un po' gospel) dalla voce non impostata,  a volte nera,  dura, altre dolcissima, capace  di esprimere da sola, a seconda del momento,  tutte le emozioni umane. Non molti  amano Nina,  proprio per la   particolarità della sua voce che, al contrario, io trovo incantevole e, nelle interpretazioni dell'artista, fortemente comunicativa.
Ogni suo brano è un quadro, un magnifico dipinto, imperfetto forse, ma ricco di sfumature.
Qui è possibile vedere un po' di foto.





Difficile scegliere i brani preferiti, sarebbero moltissimi, fra le interpretazioni note trovate su youtube ho scelto queste:



infine, il brano che, uitlizzato da Chanel per una pubblicità, la rende nota al grande pubblico

sabato 21 novembre 2009

Nick Drake - un talento incompreso

Come è accaduto a molti grandi dell'arte e della letteratura  Nick Drake, artista che amava osservare il mare, la luna, ed ascoltare il rumore del vento, e che comunicava queste sue sensazioni cantando, in vita, purtroppo, non ha avuto alcun successo.
Soltanto dopo la morte i suoi testi di delicata bellezza, la sua voce malinconica, la sua tecnica chitarristica insolita, i suoi arpeggi meravigliosi riuscirono a catturare il grande pubblico.


 
Nato a Rangoon, Birmania, dove il padre Rodney, ingegnere, si era trasferito per lavoro insieme alla moglie Molly e alla figlia maggiore Gabrielle, Drake fin da piccolo dimostra un grande interesse per la musica, passione trasmessagli dalla madre. Dal carattere schivo e riservato, a metà degli anni '60 inizia a suonare la chitarra con i compagni di college e ad incidere pezzi folk rock in cui emergono già le tematiche che caratterizzeranno la sua discografia: il blues, la passione per Bob Dylan, la poesia simbolista francese e il romanticismo inglese.
Nel 1969 esordisce con il suo primo disco, l'album Five Leaves Left, prodotto da Joe Boyd, che però riceve un'accoglienza di pubblico e critica piuttosto tiepida. L'anno dopo incide un nuovo lavoro, Bryter Layter, più maturo e brioso, ricco di sfumature jazz e orchestrali, ma anche in questo caso l'album passa quasi inosservato. Sono gli anni in cui Drake si ammala di depressione e inizia a dipendere dai farmaci. Nel 1972, pur tra mille difficoltà legate alla sua condizione clinica, dà alla luce il suo terzo album, Pink Moon: un disco struggente, innovativo e inquieto fatto di canzoni per sola chitarra e voce (a parte qualche nota di pianoforte nella title-track), vero e proprio testamento musicale di un pur così giovane autore. È il momento in cui le crisi depressive si fanno sempre più forti, anche se un soggiorno in Francia sembra quietarlo.
Il 25 novembre del 1974, nella sua villa ("Far Leys") a Tanworth-in-Arden, nei pressi di Birmingham, Nick viene ritrovato morto a causa di un'eccessiva dose di Tryptizol, un antidepressivo triciclico. L'ipotesi più accreditata resterà sempre il suicidio, anche se la mancanza di biglietti e la presenza in casa di farmaci ben più potenti e indolori per il medesimo scopo lascia aperti molti interrogativi. 


 

La musica e l'intera opera di Nick Drake successivamente sono stati oggetto di un'ampia riscoperta. Le sue canzoni affrontano temi come l'amore perduto, l'innocenza, le pene del cuore, la solitudine, la speranza di cambiamento di una vita che non si ama. Non a caso il suo secondo lavoro è emblematico fin dal titolo, Bryter Layter, pronuncia cockney dell'espressione "Brighter later" ("Schiarite più tardi") usata dai meteorologi per anticipare il miglioramento delle condizioni climatiche, quasi a testimoniare la speranza di un prossima serenità. Quando scompare, il musicista sta lavorando a un nuovo disco: le relative canzoni, assieme a versioni alternative di brani già presenti nei dischi precedenti, vengono raccolte e pubblicate nell'album postumo Time of no reply.
Col passare degli anni le schiere dei fan di Drake sono aumentate: la sua musica sfuggente e delicata quanto rasente una circolare perfezione formale ed espressiva, ma soprattutto l'aura che ha sempre avvolto il cantautore, dal carattere schivo e silenzioso, ostile ad interviste e concerti, hanno fatto di lui un personaggio di culto. Per alcuni un epigono dei poeti maledetti, per altri semplicemente un ragazzo mite e gioioso ma incapace di esprimere le proprie sensazioni se non con la musica.

Discografia (molti gli album postumi):

  • Five Leaves Left (1969)
  • Bryter Layter (1970)
  • Pink Moon (1972)
  • Fruit Tree (1979)
  • Heaven in a Wild Flower – An Exploration of Nick Drake (1985)
  • Time of No Reply (1986)
  • A Way to Blue - An Introduction to Nick Drake (1994)
  • Made to Love Magic (2001)
  • A Treasury (2004)
  • Family Tree (2007)


Una bellissima recensione del suo ultimo album, Pink Moon.

mercoledì 18 novembre 2009

Il colmo per il numero uno delle Ferrovie



Il colmo per il numero uno delle Ferrovie? Aver chiuso gli uffici oggetti smarriti nelle stazioni e poi perdere la valigetta su un treno. È successo all’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, che l’altra sera ha affrontato un viaggio Milano-Livorno da pendolare, accanto a coloro che, quotidianamente, fronteggiano il degrado sui treni. Un viaggio singolare: «Volevo accompagnarlo in un tour delle toilette - racconta una pendolare, Cristiana Falavigna - Non le avevo utilizzate, ma sapendo come sono di solito andavo sul sicuro...» E lui? «Moretti ha detto che avrebbe fatto un giro da solo. E dopo un quarto d’ora è arrivato l’annuncio di scuse. Incredibile. Poi abbiamo sentito che litigava di brutto al telefono. Non so con chi». La discussione ha distratto l’ad delle Ferrovie, che ha dimenticato la valigia. Per fortuna, Falavigna ha telefonato a una collega di pendolarismo rimasta a bordo del treno. E il bagaglio è stato recuperato a Genova Brignole.

martedì 17 novembre 2009

Arte - Carl Larsson

C'è un pittore sconosciuto ai più che, a dispetto di una infanzia povera e piuttosto travagliata, al contrario di molti artisti con difficili vissuti alle spalle, attraverso la sua opera riesce a rappresentare una sorta di paradiso sulla terra. Si tratta di Carl Larsson.
Pur vivendo in un contesto molto malinconico, la Svezia della seconda metà dell'800 e primi '900,  Carl credeva profondamente nel diritto di ogni uomo di essere felice,  e proprio a trasmettere gioia e  serenità in mezzo alla miseria, tende gran parte della sua opera.

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Carl Larsson nacque a Stoccolma il 28 maggio 1853 in una famiglia molto povera.

Studiò dapprima in una scuola per bambini poveri, poi nel 1866, all'età di tredici anni, fu ammesso all'Accademia Reale Svedese delle Arti di Stoccolma.
Durante i primi anni in questa prestigiosa istituzione Larsson, timido e socialmente inferiore rispetto a molti suoi compagni, trovò difficoltà ad ambientarsi; tuttavia, col passare degli anni riuscì a mettersi in luce grazie al suo talento, diventando una figura centrale dell'accademia.
Dopo aver lavorato alcuni anni come illustratore per libri e giornali, nel 1880 si trasferì a Parigi, dove rimase fino al 1885 passando anni frustranti come artista senza successo.
Fu proprio a Parigi che nel 1882 incontrò l'artista Karin Bergöö, che presto diventò sua moglie.
Questo fu un punto di svolta nella vita di Larsson, che cominciò a dipingere le sue opere più importanti, abbandonando la pittura ad olio, fino ad allora la tecnica da lui maggiormente utilizzata, per realizzare degli acquerelli.
Nel 1888 la coppia si trasferì nel piccolo villaggio svedese di Sundborn, in una casa che fu decorata ed arredata rispecchiando il loro gusto artistico; i loro eredi hanno trasformato questa casa in un museo che è ancora oggi visitabile.



        Mattino di Natale

Carl e Karin Larsson ebbero otto figli; i suoi familiari divennero i soggetti preferiti di Larsson per realizzare delicate composizioni ad acquerello in cui, spesso con fine senso umoristico, descrive momenti di vita domestica a Sundborn. 



La sua popolarità aumentò incredibilmente con i miglioramenti tecnici della stampa a colori: negli anni '90 l'editore svedese Bonnier pubblicò libri scritti ed illustrati da lui e contenenti riproduzioni dei suoi acquerelli, poi nel 1909 l'editore tedesco Langewiesche pubblicò una sua raccolta di acquerelli e disegni intitolata La Casa nel Sole che vendette decine di migliaia di copie.



il mestiere del pittore

Larsson inoltre disegnò parecchie storie ad immagini in sequenza, diventando così uno dei primi creatori svedesi di fumetti.
Tuttavia per Larsson le sue realizzazioni più importanti furono le grandi pitture decorative in musei ed altri edifici pubblici, come gli affreschi al Tetro dell'Opera ed al Museo Nazionale di Belle Arti di Stoccolma.
Questi lavori non sempre furono ben considerati dai critici d'arte del tempo: Sacrificio di Pieno Inverno, opera di 6 x 14 metri realizzata nel 1915, era stata commissionata per una parete nel Museo Nazionale di Belle Arti di Stoccolma, che aveva già diversi suoi affreschi ad adornare le pareti, ma una volta completata fu rifiutata dalla direzione del museo, che la comprò soltanto nel 1997.



 
Nelle sue memorie Larsson dichiarò la sua amarezza e il suo disappunto per il rifiuto della pittura che lui stesso considerava essere il suo risultato più grande; nelle stesse memorie riconobbe che le immagini della sua famiglia furono la parte più immediata e durevole del suo lavoro, perché espressione genuina della sua personalità, dei suoi sentimenti più profondi e di tutto il suo amore per la moglie e i figli.
Carl Larsson morì nella sua casa di Sundborn il 22 gennaio 1919.

domenica 15 novembre 2009

Sondaggio libresco


Da un po' di tempo gira in rete un simpatico sondaggio, si tratta di rispondere a 15 domande personali utilizzando solo titoli di libri letti. La trama del libro scelto è irrilevante, ciò che conta è il titolo.

Mi sono posizionata davanti alla mia libreria (altrimenti non sarei riuscita) e, senza pensarci troppo, ho risposto così:

1. Sei maschio o femmina?

Una donna (Sibilla Aleramo)

2. Descriviti:
Uno, nessuno e centomila (Luigi Pirandello)

3. Cosa provano le persone quando stanno con te?

Ragione e sentimento (Jane Austen)

4. Descrivi la tua relazione precedente:

Cecità (Josè Saramago)

5. Descrivi la tua relazione corrente:

Il solitario (Eugène Ionesco)

6. Dove vorresti trovarti?

Via dalla pazza folla (Thomas Hardy)

7. Come ti senti nei riguardi dell’amore?

La tempesta (William Shakespeare)

8. Com’è la tua vita?
Corsa verso il baratro (Elizabeth George)

9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?

Un mondo migliore (Dario Amadei)

10. Di’ qualcosa di saggio
Un giorno questo dolore ti sarà utile (Peter Cameron)

11. Una musica:

La voce delle onde (Yukio Mishima)

12. Chi o cosa temi?  

Senilità (Italo Svevo)

13. Un rimpianto:
Le illusioni perdute (Honorè de Balzac)

14. Un consiglio per chi è più giovane:
Il mestiere di vivere (Cesare Pavese)

15 Da evitare accuratamente:
La cattiveria (Francois Flahault)

venerdì 13 novembre 2009

Ikea per i bambini di Save The Children

Questo Natale 1 euro vale una fortuna. IKEA per i bambini di Save the Children
 

Ikea per i bambini di Save the Children

Dal 1 novembre al 24 dicembre 2009 in tutti i negozi IKEA Italia sarà possibile contribuire alle attività di Save the Children. Anche quest’anno infatti IKEA Italia e Save the Children chiederanno agli italiani di sostenerle nel loro comune impegno in favore di migliaia di bambini, in occasione delle prossime festività.
 
Nello spirito del Natale, IKEA Italia lancia la Campagna “1 euro vale una Fortuna”: dal 1 novembre al 24 dicembre 2009 per ogni peluche acquistato in uno degli 16 negozi di IKEA Italia, IKEA donerà 1 euro a Save the Children Italia, a sostegno delle attività di educazione, in Vietnam, Bangladesh, Russia ed Albania.

 
Nello stesso periodo, i collaboratori di Save the Children, facilmente riconoscibili dalla pettorina rossa, saranno a disposizione dei numerosi clienti che vorranno aderire a programmi di sostegno a distanza in Albania, Haiti, Nepal, Sud Sudan e Uganda. 

 
L’iniziativa si colloca nell’ambito di una grande campagna internazionale che vedrà mobilitati, nello stesso periodo, 301 negozi IKEA in 37 nazioni di Europa e Nord America.

 
Una collaborazione solida che vede IKEA al fianco di Save the Children nel mondo dal 1994, e dal 2000 anche in Italia. Nel nostro paese nell’ultimo anno, in occasione dell’Emergenza in Abruzzo, IKEA ha risposto subito donando giochi e arredi per gli Spazi a Misura di bambino realizzati in 4 campi sfollati dell’Aquila da Save the Children e finanziando un progetto educativo per l’anno scolastico 2009-2010 rivolto ad insegnanti ed alunni dell’area colpita dal terremoto.

giovedì 12 novembre 2009

Genova - ABCD - I° Salone Italiano dell'Educazione

 

Chiude domani il  I° salone dell'educazione ed il bilancio è più che positivo, la partecipazione, ad oggi, è andata aldilà delle più rosee aspettative. 

All’interno di ABCD si trovano alcune aree tematiche di grande importanza e attualità, oltre a convegni, seminari e laboratori. 

INFANZIA
un’area specifica per l’educazione dei più piccoli, di forte impatto culturale e scientifico. Laboratori, eventi, seminari dedicati a pedagogisti, dirigenti pubblici, insegnanti e operatori impegnati nell’assistenza e istruzione di “Qualità"

TECNOLOGIA
la TECNOCLASSE di ABCD, i seminari, i laboratori sulle LIM e tutte le novità della didattica legata all'uso delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione negli eventi e negli stand

FORMAZIONE
una ricca offerta di presenze espositive qualificate (università, enti di formazione, Master, istruzione all’estero)

TURISMO
BTS2 Borsa del Turismo Scolastico e Studentesco è da 13 anni l’appuntamento italiano di riferimento. Workshop (unica sede di incontro con i responsabili Commissioni Gite), concorsi e offerta di turismo scolastico più qualificata d'Italia e dell'Estero

DISABILITA’
l’integrazione al centro di una serie di iniziative per docenti e insegnanti di sostegno per formarsi e confrontarsi: dai laboratori sui linguaggi aumentativi al “progetto di Vita”

martedì 10 novembre 2009

Io proteggo i bambini

INIZIATIVA: Io proteggo i bambini


 

Un SMS al 48543 per la campagna mondiale di prevenzione dell'abuso sui minori.
Più dell’85 per cento dei bambini dai 2 ai 14 anni nel mondo è vittima di una qualche forma di violenza, dalle punizioni corporali alle peggiori forme di abuso. Nei Paesi industrializzati ogni anno il 4% dei bambini sono vittime di violenze fisiche o sessuali, spesso ad opera di familiari. 218 milioni devono lavorare per aiutare le famiglie d’origine o sopravvivere. 165 milioni fanno lavori pericolosi.



Numeri terribili a conferma di come la violenza a danno dei minori sia un’emergenza che riguarda qualsiasi strato sociale e ogni paese del mondo. Terre des Hommes (www.terredeshommes.it), organizzazione che da 50 anni si batte per cancellare la violenza sui bambini, supporta la Giornata mondiale per la prevenzione degli abusi sui minori (19 novembre). Per il mese di novembre l’organizzazione invita a indossare il ‘Nastro Giallo’.
E’ possibile anche sostenere, fino al 22 novembre, la campagna donando 2 euro con un sms al 48543 dai cellulari e da rete fissa Telecom. I fondi finanzieranno le attività della ‘Casona’, il Centro di assistenza alle vittime di tortura di Terre des hommes Italia a Bogotà, unica struttura nel suo genere in Colombia. Dal 2002 “Casona” ha soccorso oltre 4mila persone, principalmente desplazados (profughi, sfollati), molti dei quali bambini.

lunedì 9 novembre 2009

Torino Film Festival

Torna la rassegna piemontese che premia il cinema giovane; ricco ventaglio di proposte con retrospettive di nuovi autori e grandi registi; due opere italiane in concorso
13 novembre 2009 - 21 novembre 2009
 
<p>Locandina del Torino Film Festival 2009</p>

Gianni Amelio presentando il Torino Film Festival (13-21 novembre) di cui per la prima volta da quest’anno è direttore, ha usato il “noi”, sottolineando come si sia sentito da subito parte in causa, ancor prima dell’apertura ufficiale. Il direttore ha definito la sua esperienza al festival – che raggiunge quest’anno la ventisettesima edizione – con una formula: «Torino è rigore e passione». I dati numerici complessivi di Torino sono come sempre impressionanti: 3.500 film visionati, 254 titoli presenti (fra lungometraggi, documentari e corti), 42 anteprime mondiali (film mai visti), 21 internazionali (ovvero opere viste solo nel loro paese d’origine), 10 europee e 74 italiane. Lo stesso direttore ha affermato di aver visionato almeno seicento opere e ha usato ancora lo stesso binomio: «Tutti i film sono stati setacciati con rigore e passione». Fortemente voluto da Amelio anche il Gran Premio Torino, assegnato al grande regista Emir Kusturica, e alla compagnia di produzione Zoetrope, di Francis Ford Coppola, che ha segnato un’epoca con i suoi tentativi di sperimentazione legati al film Un sogno lungo un giorno. Ai due registi saranno dedicate delle proiezioni retrospettive

Nucleo centrale della rassegna è il concorso principale, “Torino 27”, cui partecipano 16 titoli di 13 nazionalità diverse: quest’anno gli italiani tornano a essere presenti con due film; il paese con il maggior numero di opere presenti sono gli Stati uniti con tre. Quello di Torino – per quanto riguarda il concorso principale, ma non solo – è il festival dei giovani: prevalentemente orientato su opere prime e seconde, qualche volta terze. La giuria del concorso principale è ristretta a cinque membri: nelle parole di Amelio, «meno sono meglio è»; nella sua esperienza alle rassegne in cui ha fatto parte «quelle di dieci-undici persone sono incubi». Presidente è Sandro Petraglia, con Anna Biller, Rui Nogueira, Maya Sansa e Gyorgy Szomjas. La selezione, curata dal nuovo direttore con lo staff tradizionale della rassegna (composto dalla vice Emanuela Martini, Luca Andreotti, Monica Oberto, Massimo Causo e Riccardo Francia Di Celle, curatori delle diverse sezioni), ha seguito percorsi rigorosi: ogni film è stato visionato indipendentemente da almeno tre persone.

Numerose le altre sezioni. I film fuori concorso sono stati raccolti sotto la denominazione “Festa mobile”, alla quale partecipano oltre cinquanta opere: sia film veri e propri con tracce narrative (nella sottosezione “Figure nel paesaggio”) che documentari (in “Paesaggio con figure”). Presente anche sezioni di documentari e corti italiani. La sezione “Onde” con quarantotto opere di tutti i formati è quella con lo sguardo più attento alla sperimentazione e alla ricerca. Nella sezione “Figli e amanti” sei registi italiani presenteranno un film che ha fortemente segnato la loro scelta di dedicarsi al cinema: saranno Marco Bellocchio, Davide Ferrario, Matteo Garrone, Mario Martone, Paolo Sorrentino e Gianni Zanasi a raccontare la nascita del loro amore per il cinema. Al giapponese Nagisa Oshima e all'americano Nicholas Ray saranno dedicate due retrospettive in occasione dell'uscita di volumi loro dedicati (curati rispettivamente da Riccardo Francia Di Celle e Emanuela Martini) prodotti a Torino, in uscita nel corso della rassegna. Numerosi i premi assegnati. La rassegna principale oltre a quello al Miglior Film assegnerà il Premio speciale della Giuria e quelli a migliore attrice e migliore attore.

Le sedi degli eventi sono l'Ambrosio Cinecafè, il Cinema Empire, la Multisala Greenwich Village, la Multisala Cinema Massimo e il Cinema Nazionale; conferenze stampa, incontri, presentazioni, libri, musica al cicolo dei lettori. Il festival è organizzato dal Museo Nazionale del Cinema con l'Associazione Cinema Giovani; ha il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Piemonte e di Provincia e Comune di Torino.

sabato 7 novembre 2009

Musica - Anouar Brahem

Anouar Brahem è un compositore e suonatore di ud (liuto arabo) nato in Tunisia e da tempo stabilitosi a Parigi. La sua musica è di difficile classificazione, un mix di jazz e folk in cui si alternano l'ud, il pianoforte, la fisarmonica, l'accordeon, a volte anche i fiati, passando, in alcuni brani, magicamente dal ritmo alla melodia.
Ho due album suoi, credo i più belli, Le pas du chat noir e Le voyage de Sahar , entrambi di buon livello, e proprio da questi ho scelto il due video che qui propongo. 

Uomini


 

Uomini


Non esistono al mondo uomini non interessanti.
I loro destini sono come le storie dei pianeti.
Ognuno ha la sua particolarità
e non ha un pianeta che gli sia simile.
E se uno viveva inosservato
e amava questa sua insignificanza,
proprio per la sua insignificanza
egli era interessante tra gli uomini.
Ognuno ha il suo segreto mondo personale.
In quel mondo c’è l’attimo felice.
C’è in quel mondo l’ora più terribile,
ma tutto ci resta sconosciuto.
Quando un uomo muore,
muore con lui la sua prima neve,
e il primo bacio e la prima battaglia….
Tutto questo egli porta con sé.
Rimangono certo i libri,
i ponti,
le macchine,
le tele dei pittori.
Certo, molto è destinato a restare,
eppur sempre qualcosa se ne va.
E’ la legge d’un gioco spietato.
Non sono uomini che muoiono, ma mondi.
Ricordiamo gli uomini,
terrestri e peccatori,
ma che sapevamo in fondo di loro?
Che sappiamo dei fratelli nostri,
degli amici?
Di colei che sola ci appartiene?
E del nostro stesso padre,
tutto sapendo non sappiamo nulla.
Gli uomini se vanno…. e non tornano più.
Non risorgono i loro mondi segreti.
E ogni volta vorrei gridare ancora
contro questo irrevocabile destino.

(Evgenij  Evtusenko)



mercoledì 4 novembre 2009

Moni Ovadia sulla cultura in Italia

L' intervista a Moni Ovadia 





Salomone (Moni) Ovadia, attore teatrale, cantante e compositore italiano, nasce a Plovdiv, Bulgaria, nel 1946. In occasione dell'inaugurazione di Artelier a Bari, Moni Ovadia ha rilasciato un'intervista in esclusiva sullo stato dell'Arte e della Cultura in Italia.
"Lo stato della cultura teatrale in Italia è un disastro", esordisce senza mezzi termini Ovadia. "C'è un attacco selvaggio e indiscriminato al valore delle arti scenico rappresentative. È un attacco populista, demagogico e vile. È uno ‘sparare nel mucchio', come dire che tutti i politici sono parassiti. Se sostenessi una tesi del genere tutti mi applaudirebbero, ma so che esistono politici per bene che lavorano per il bene del Paese, e politici sciagurati".
Quanto ai tagli alla cultura, motivati con la crisi internazionale, Moni Ovadia ribatte che "la Francia, la Spagna e la Germania, tutti Paesi in crisi economica, hanno raddoppiato gli investimenti in cultura, solo in Italia siamo al livello della Grecia, un Paese molto più debole del nostro. Continuando così arriveremo al livello del Burundi. La Cultura non è di destra o di sinistra, appartiene alla gente, e chi governa, a prescindere dalla provenienza politica, non investendo in cultura dimostra di non amare le nuove generazioni. Investire in cultura e formazione, infatti, vuol dire preparare al futuro. Vogliamo davvero competere con cinesi e indiani in ambito industriale? Soccomberemmo. Sono i valori artistici di questo Paese la nostra vera ricchezza. È l'eccellenza italiana, che punta sulla moda, sul buon gusto, che viene dall'arte, dal teatro, dalle arti sceniche, dal cinema e dalla musica".
Tra gli abiti di scena della sartoria barese, Moni Ovadia ricama una tela a tinte fosche. "Il disegno è di instupidire la gente per poterla dominare meglio. Togliere consapevolezza critica vuol dire ridurre gli strumenti di conoscenza, perché il teatro e la musica sono forme di conoscenza; una conoscenza che si forma anche attraverso le emozioni e i sentimenti. Non per altro, l'attacco al teatro va di pari passo con lo smantellamento della scuola pubblica e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Vogliono che l'educazione sia portata avanti dalla televisione, ma la buona programmazione televisiva è mortificata. Si priva di tutela legale la Gabanelli, che realizza una delle più importanti trasmissioni della televisione italiana, e si relega una personalità come Gianni Minoli in seconda serata. È una vecchia tecnica, quella di far avanzare dei burocrati che non hanno il senso delle cose".
Come uscirne? "Ne usciamo combattendo con azioni politiche, manifestando il pensiero e stando molto attenti a chi si elegge. Dobbiamo avere il coraggio di sognare un Mediterraneo centro dell'Europa, perché è da qui che sono passate culture millenarie, è qui che hanno avuto accoglienza, respirando insieme. I maestri del chassidismo ebraico dicono che Dio ha creato gli uomini perché amava sentire raccontare storie. Per questo noi siamo su questa terra, questo ci dà l'identità. Questa antica capacità di accendere, attraverso un gesto semplice, un grande spazio immaginario".
Tra la folla dell'inaugurazione che si dirada, Ovadia conclude con una nota personale, familiare, ma dal retrogusto amaro. "Avevo un grande amico, Filippo, un minatore siciliano, che emigrò a 8 anni, come tanti da questa terra. Anche io sono cresciuto in un contesto di immigrazione, tanti dei miei amici sono pugliesi, calabresi, siciliani. All'università mangiavamo panzerotti e lacrimogeni. Filippo aveva capito che la conoscenza era necessaria, per questo ha fatto studiare i suoi figli, oggi laureati. Il nipote di Filippo è stato accettato a Cambridge per una laurea in land economy, ebbene questo futuro grande economista ha scritto una lettera ai genitori scrivendo ‘mamma e papà, io vi voglio un bene immenso e vi devo tanto, ma vi devo dare un grande dispiacere, non farò la mia vita vicino a voi perché io in Italia non ci torno più'. Un grande talento si stacca dalla sua radice, con grande dolore, perché si rende conto che non c'è futuro".


articolo tratto da quotidianoarte

lunedì 2 novembre 2009

Ricordo di Alda Merini



Ricordo con particolare affetto Alda che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e con la quale ho condiviso  l'interesse verso quel mondo, tanto dibattuto quanto poco compreso, della sofferenza psichica, una sofferenza ai limiti del sopportabile, sia per chi la vive, il sofferente, che per chi, fra mille difficoltà, deve affrontarla, il familiare.

Inutile ripercorrere gli oramai noti drammi della vita di Alda, una vita   segnata dalla sofferenza legata al disagio psichico ma anche dall'incomprensione e dall'emarginazione proveniente perlopiù dal mondo culturale, meglio ripensare alla sua opera, alla trasformazione del dolore in speranza e, qualche volta, in gioia di vivere.
 

Fra le molte poesie che ho letto ne ho alcune scolpite nella mente, la prima soprattutto che commenterò con questa osservazione: "ognuno di noi è, nel bene e nel male, il risultato del proprio passato, ergo, dal passato non si può prescindere".

Il mio passato
 

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

La volpe e il sipario
 

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non  vede la luce

Tu non sai
Tu non sai : ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto : i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire




Foto dell'ex manicomio di Cogoleto.

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