lunedì 11 gennaio 2010

Cinema - Eric Rohmer

Oggi mi ero preparata un breve post, un po' polemico lo ammetto, sulla nomina di M. Resca, attuale direttore per la Valorizzazione dei Beni Culturali, a Commissario della Grande Pinacoteca di Brera ma  la morte del grande regista francese Eric Rohmer ha cambiato i miei piani. 

"Resterò sempre coerente all'idea di un cinema che dipinge gli stati d'animo, i pensieri così come le azioni."

Come non spendere almeno due parole su colui che, dopo Truffaut, fu la mente della Nouvelle Vague, il movimento cinematografico francese nato alla fine degli anni '50  che, dell'anticonformismo, della semplicità ed economicità fece un vero e proprio stile.
Altri importanti esponenti di questa corrente furono  Chabrol, Rivette, Resnais e Godard. 
Fra i primi film che ebbero un certo riconoscimento si ricordano i 400 colpi di Truffaut e Fino all'ultimo respiro di Godard, in entrambi  il protagonista è un giovane sbandato.

Tornando a Rohmer, purtroppo non è rimasta traccia dei suoi primi lavori. 
Nel 1959 esce il suo primo film, il segno del Leone,  nel 1962  vengono alla luce i sei racconti morali, un cortometraggio, un mediometraggio e 4 lungometraggi attraverso i quali il regista passa in rassegna l'amore in tutte le sue sfaccettature, la mia notte con Maud e la collezionista sono quelli che ho apprezzato di più.
Tralasciando il raggio verde sono i racconti delle 4 stagioni quelli dai quali traspare più chiaramente l'anima intimista del regista, il suo interesse verso i personaggi e i loro rapporti umani, le loro inquietudini,  i loro sentimenti e drammi  così come l'attenzione posta nella scelta degli scenari dove girare questi  racconti di vita reale.
Le stagioni per Rohmer sono un elemento fisico ma anche un dato dell'esistenza che deve  trasparire dalla scelta di particolari per alcuni fino a quel momento irrilevanti, stagioni legate all'età della vita, luoghi paesaggi e colori  legati alle stagioni.
Racconto di primavera (1990) due giovani amiche, la spigliata Jeanne insegnante di filosofia in crisi col fidanzato e Natacha, diciottenne di conservatorio in costante conflitto con la madre, si confidano le loro sensazioni tra un appartamento parigino e una casa di campagna.
Racconto d'estate (1996) è incentrato su un seduttore che, suo malgrado, durante una vacanza in Bretagna, corteggiato da tre fanciulle, è indeciso sul da farsi e decide di fuggire.
Racconto d’autunno (1998) è ambientato nella valle del Rodano. Qui, una donna solitaria e un professore di filosofia s’incontrano in un intreccio casuale tra equivoci e scherzi del destino. 
Racconto d’inverno (1991) ambientato a  Nevers (Borgogna), e nella periferia di Parigi, narra il ricongiungersi di una coppia che si era lasciata per un bizzarro scherzo del destino.
In conclusione ciò che  ho sempre apprezzato di Rohmer, così come di altri registi francesi è, oltre alla sensibilità ed alla raffinatezza,  la capacità di rappresentare la quotidianità in maniera assolutamente naturale, dando allo spettatore l'impressione di assistere a momenti di vita di persone reali e non di "personaggi", in ambienti semplici quali quelli della vita di tutti i giorni,  e la particolare attenzione al dialogo.

2 commenti:

Francesca ha detto...

Di Rohmer mi ha sempre affascinata ciò che, al contrario, annoiava a morte mio marito, ovvero l'amore per i dialoghi lunghi, semplici, la sua capacità di far dire ai propri personaggi ciò che spesso noi, nel quotidiano, seppelliamo sotto una corazza spessa e dura!
Ciao Carmen.

edio ha detto...

Applauso ! Un post da urlo :-D
Adoro la Nouvelle Vague, da Truffaut a Rohmer. Da qualche mese ho terminato la Eric Rohmer Collection in DVD, un vero spettacolo !!!

http://edio71.splinder.com/post/22257947/%E2%80%9CRacconto+d%E2%80%99autunno%E2%80%9D+%281998%29

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