giovedì 21 gennaio 2010

Poesia - Kikuo Takano

Kikuo Takano nasce a Sado (Giappone) nel 1927.
Comincia a scrivere le sue prime poesie alla fine della II guerra mondiale. Fonte d'ispirazione sono  il surrealismo e Heidegger. Scrive poesie che si interrogano sul significato dell'esistenza. È stato premiato con il Premio Attilio Bertolucci per le sue poesie. Takano ha condotto inoltre ricerche sulla formula del pi greco ed è stato reso noto principalmente da tali ricerche.



In me

In me c’è qualcosa di rotto.
Sono come l’orologio che si ferma
poco dopo averlo caricato,
come il piatto incrinato che non torna
nuovo se anche
lo incolli con cura.

In me c’è qualcosa di schiacciato.
Sono come il tubetto di dentifricio
quando nulla ne esce
se anche lo premi,
come la pallina da ping-pong ammaccata
che non può tenere più in gioco
nemmeno un buon giocatore.

Ci sono oggetti distrutti e schiacciati
dal principio, senza motivo, in me:
l’ombrello che non sta aperto, il violino
fuori uso e i sandali coi cinturini rotti,
il rubinetto intasato, il flauto
sfiatato, la lampada consumata.

Eppure non mi perdo di morale,
l’ira non mi trascina, né mi tormento
come una volta, anzi mi auguro
di potermi riempire
di quelle cose inutili,
restando distrutto e schiacciato,
in questo trovando il mio orgoglio.


 
 

Spogliata vorrei 
Spogliata vorrei la mia anima
come camminare scalzo sulla spiaggia
se penso all'altra sponda della vita
se penso a te, sopra ogni altra cosa.

Spogliato vorrei il mio desiderio.
Alla voce che mi chiama mi fermo
se vedo brillare le fronde dell'olmo,
se incontro te, sopra ogni altra cosa.

Spogliate vorrei le mie parole
se dico al tramonto una cosa indicibile nel mio cuore,
se solo a te l'affido.

Spogliato vorrei il mio pensiero
nell'incessante movimento dell'anima,
se con la mano sento una cosa grande,
se tocco la tua, sopra ogni altra cosa.


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