sabato 6 marzo 2010

Luigi Pirandello - lettere

 
"La meditazione è l’abisso nero, popolato di foschi fantasmi, custodito dallo sconforto disperato. Un raggio di luce non vi penetra mai, e il desiderio di averlo sprofonda sempre di più nelle tenebre dense.
[...] Noi siamo come i poveri ragni, che per vivere han bisogno d’intessersi in un cantuccio la loro tela sottile, noi siamo come le povere lumache che per vivere han bisogno di portare a dosso il loro guscio fragile, o come i poveri molluschi che vogliono tutti la loro conchiglia in fondo al mare.
Siamo ragni, lumache e molluschi di una razza più nobile – passi pure – non vorremmo una ragnatela, un guscio, una conchiglia – passi pure – ma un piccolo mondo sì, e per vivere in esso e per vivere di esso.Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione – ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone o uomo – come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita. Quando tu riesci a non avere più un ideale, perché osservando la vita sembra un’enorme pupazzata, senza nesso, senza spiegazione mai; quando tu non hai più un sentimento, perché sei riuscito a non stimare, a non curare più gli uomini e le cose, e ti manca perciò l’abitudine, che non trovi, e l’occupazione, che sdegni – quando tu, in una parola, vivrai senza la vita,penserai senza un pensiero, sentirai senza cuore6
– allora tu non saprai che fare: sarai un viandante senza casa, un uccello senza nido. Io sono così.[...]
Io scrivo e studio per dimenticare me stesso – per distormi dalla disperazione."
Luigi Pirandello, lettera alla sorella Lina, 31 ottobre 1886


"Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po’ di moto, e m’accompagno se mi capita, con qualche amico: Giustino Ferri o Ugo Fleres. Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente sino alle 12. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo cena, sto un po’ a conversar con la mia famigliuola, leggo i titoli degli articoli, e a letto. Come si vede nella mia vita non c’è niente che meriti di essere rilevato: è tutta inferiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che… non sono lieti. Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità d’ingannare di continuo, noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il giuoco, non riesce più ad ingannarsi; ma chi non riesce più ad ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Cosi è. La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che s’ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce irrisione del destino, che condanna l’uomo all’inganno"
Luigi Pirandello, 15 ottobre 1924



"New York è come una scacchiera; e, conoscendola, mi posso render conto benissimo di dove abiti: so la strada 53ma, dove taglia la VI Avenue (West); non ricordo soltanto se i numeri dispari siano a destra o a sinistra della strada. A che piano stai? Posso domandarlo al portiere. Già ci sono. Salgo con l’ascensore. Suono il campanello alla porta. Mi si presenta una “magnifica” cameriera negra.
- Miss Marta Abba?
E odo dall’altra stanza il Tuo grido:
- Maestro! Maestro!
Marta mia, che sogno! Soltanto a farlo, mi sento tutto rinascere. Ti farei, prima di tutto, un grosso rimprovero amoroso, d’aver trascurato la salute....Mi domandi di me, Marta mia, ti lamenti che non Ti parlo di me, di quel che faccio. Non faccio più nulla, Marta mia, sto tutto il giorno a pensare, solo come un cane, a tutto ciò che avrei da fare, ancora tanto, tanto, ma non mi pare che metta più conto di aggiungere altro a tutto il già fatto; che gli uomini non lo meritino, incornati come sono a diventare sempre più stupidi e bestiali e rissosi. Il tempo è nemico. Gli animi avversi. Tutto è negato alla contemplazione, in mezzo a tanto tumulto e a tanta feroce brama di carneficina. Ma poi, nel segreto del mio cuore, c’è una più vera e profonda ragione di questo mio annientarmi nel silenzio e nel vuoto. C’era prima una voce, vicino a me, che non c’è più; una luce che non c’è più..."
Luigi Pirandello, lettera a Marta Abba, 21 novembre 1936



5 commenti:

lietta ha detto...

Il pensiero di Pirandello è difficile: ci sono i romanzi, le novelle e soprattutto le sue opere teatrali. Qui nelle lettere c' è il suo personale, il suo intimo: ci fa sapere la sua giornata di lavoro, con ritmi scanditi e sempre uguali.E' attraverso la rappresentazione teatrale che rivela agli uomini le <>
alle quali era pervenuto.
Concentra tutta l'azione sul protagonista, lasciando agli altri

attori una funzione secondaria.
Le sue opere sono le vite senza maschera.TEATRO DELLO SPECCHIO.
baci baci baci Lietta

Carmen ha detto...

Pirandello è personaggio assai complesso da discutere, oserei dire la massima espressione dell'uomo che è "uno, nessuno, centomila".
Chi meglio di lui ha rappresentato l'alienazione dell'uomo del secolo scorso?
Le opere teatrali che più ho amato sono Il berretto a sonagli, l'uomo dal fiore in bocca e questa sera si recita a soggetto.
Un bacione.

franz ha detto...

"Chi ha capito il giuoco, non riesce più ad ingannarsi; ma chi non riesce più ad ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Cosi è. La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che s’ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce irrisione del destino, che condanna l’uomo all’inganno"

amarissimo, ti fa ridere, poi scopri che è di te che ridi, e magari poi ti fermi a pensare.

Carmen ha detto...

Pirandello scopre in maniera magistrale l'autoinganno, le contraddizioni, o l'uomo vive scisso fra facciata esteriore e pulsioni interiori o, amaramente, guarda se stesso sopravvivere.

Irene ha detto...

mamma mia che vitaccia dura: solo Marta pare essere un oasi di tenerezza e di sorriso. Alla mia nipotina ho augurato (sottovoce per non essere linciata!) "Possa tu crescere tonta e fortunata"... mi pare che non sia tonta purtroppo... ciao : ))

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