giovedì 14 ottobre 2010

Poesia - Sergej Aleksandrovič Esenin

Sergej Aleksandrovič Esenin ( (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – San Pietroburgo, 28 dicembre 1925) è stato un importante poeta russo del ‘900. E’ considerato l’esponente più importante della cosiddetta scuola dei “poeti contadini”. 
 I suoi versi esaltano la bellezza della campagna, l’amore verso gli animali ma anche la rappresentazione di una vita estrema ed eccessiva (Esenin fu un alcolista e assiduo frequentatore di bordelli). A tale proposito, descrivendo un incontro avvenuto nel 1925, il poeta Vladimir Majakovskij scrisse: “Con la più grande difficoltà ho riconosciuto Esenin. Con difficoltà, pure, ho rigettato le sue richieste persistenti di bere insieme un aperitivo, richieste accompagnate dallo sventolio di un pingue mazzo di banconote. Tutto il giorno ho avuto quest’immagine deprimente di fronte ai miei occhi, e la sera, ovviamente, ho discusso con i miei colleghi su cosa si può fare per Esenin. Purtroppo, in una situazione del genere, si limitano tutti a parlare."






Link utili:






La canzone "Confessioni di un malandrino" di Branduardi è frutto della traduzione della poesia di Esenin "Confessione di un teppista"

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull’insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l’odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d’aprile la nebbia e l’umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S’è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d’un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d’oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell’erba la falce dell’aurora…
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m’importa, se ho l’aria d’un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M’occorre davvero il tuo trotto morbido?

Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.

9 commenti:

giacynta ha detto...

Grazie Carmen, post perfettamente articolato! Splendida l'interpretazione di Carmelo Bene.
Ti abbraccio.

liettapet ha detto...

Voi ricordate
Voi certamente tutto ricordate:
Come io stavo
Alla parete appoggiato,
E come, andando su e giù per la stanza
Un discorso tagliente
Mi scagliavate in faccia.
È tempo di lasciarci, dicevate;
E che vi aveva sfinito
La vita mia dissennata,
Ch'era tempo per voi di lavorare,
E mio destino
Rotolarmene ancora più in basso.
Amore mio!
Voi non mi avete amato.

liettapet ha detto...

Hai preparato un post meraviglioso, da studiare!!! Non sapevo che Esenin fosse stato sposato con la grande ballerina Isadora Duncan, due matti insieme!!! Certo che il poeta maledetto, tipo Rimbaud, bello e che muore giovane, ci sta tutto, forse predestinato allo scandalo, senza freni morali, ubriacone, vittima e carnefice...è un personaggio da approfondire...baci

Irene ha detto...

Che bellissimo post!!! E' morto a soli 30 anni. Quanto mi piace il lavoro e l'interpretazione superba di Carmelo Bene. Perfettamente calato nel dramma del poeta troppo delicato. Mi ha ricordato "Amico fragile" di De Andrè. Un giorno mi piacerebbe accostarli, insieme ad una mia composizione piccola, dedicata al mio amico Ettore, un uomo finito a 48 anni per alcolismo. Mi voleva un bene pazzo, perché gli preparavo la pastasciutta e lo ascoltavo, povero il mio Ettore, conscio!!! Che tristezza... Mi piace pensarli liberi da tanta pena, in una realtà in cui sono finalmente capiti e nessuno li giudica. Un bacione grosso e grazie!!!

Carmen ha detto...

@Giacynta: ti sarai resa conto che sono appassionata di poesia, soprattutto russa e francese. Bacioni
@Lietta: si, un personaggio assai particolare, come molti poeti, anzi, come molti artisti.Baci baci baci.
@Irene: che tenere le tue parole, Ettore vive ancora dentro di te. Un bacione.

Anonimo ha detto...

Un talent à la Rimbaud, une oeuvre fulgurante, une vie d'excès et de débauche et sans doute ce mal être qui comme une drogue exacerbe encore un peu plus le génie qu'ils ont en eux.
Admiration devant le génie et frayeur devant une forme de gachis, mais bon à mon age on est raisonnable.
Bisous.Yvon

Carmen ha detto...

@Yvon: tu sais, moi j'ai peur mais je sens aussi du chagrin devant ces jeunes vies jetés...
Merci de ta visite, très bonne semaine. Gros bisou.

edio ha detto...

...ottima presentazione, mi piace davvero molto questo tuo post !!!
Poeta che non conoscevo affatto...
Grazieeeee


“Non ho rimpianti, né parole, né lacrime”

Non ho rimpianti, né parole, né lacrime.
Tutto passerà, come la nebbia dai rami bianchi del melo.
Appassito in una decadenza dorata
mai più io sarò giovane.
Anche il mio cuore toccato dal gelo
ha smesso di battere come una volta.
E questo paese di betulle, di indiana,
più non mi attira, cammina a piedi scalzi.
Spirito vagabondo, di raro ormai
cerchi il fuoco delle mie labbra.
Dove siete, freschezza degli anni passati,
ardore degli occhi, piena impetuosa dei sensi!
Adesso, quasi, non ho desideri. Eppure vita,
che ho fatto io se non sognarti di continuo?
Era come se a primavera, in un mattino sonoro,
me ne andassi in giro sopra un cavallo rosa.
Tutti in questo mondo sono votati alla fine.
Dolcemente intristisce il rame degli aceri…
Ma chiamiamoci dunque felici, benedetti per sempre,
d’essere nati per fiorire e morire.

(Sergej A. Esenin - 1922)

Carmen ha detto...

Grazie Edio per la poesia che hai scelto e postato, è proprio il caso di dire, chi meglio di un poeta sa leggere, apprezzare e rilanciare? Buon weekend!

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