sabato 27 febbraio 2010

I nostri amici animali

Buona domenica agli amici frequentatori del mio blog.



PER FARE IL RITRATTO DI UN UCCELLO - J. Prevert
 
Anzitutto dipingere una gabbia
con la porticina aperta
dipingere quindi
qualcosa di grazioso
qualcosa di semplice
qualcosa di bello
qualcosa di utile
per l’uccello
appoggiare poi il quadro ad un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro l’albero
silenziosi
immobili…
A volte l’uccello arriva presto
ma può anche impiegare degli anni
prima di decidersi
Non scoraggiarsi
attendere
attendere se è il caso per anni
la rapidità o la lentezza dell’arrivo
non ha nessun rapporto
con la riuscita del quadro
Quando l’uccello arriva
se arriva
osservare il più profondo silenzio
aspettare che l’uccello entri nella gabbia
e quando è entrato
chiudere dolcemente la porta col pennello
poi
cancellare una dopo l’altra tutte le sbarre
avendo cura di non toccare nessuna piuma dell’uccello
Fare quindi il ritratto dell’albero
scegliendo il ramo più bello
per l’uccello
dipingere anche il verde fogliame e la frescura del vento
il pulviscolo del sole
e il fruscio delle bestie dell’erba nella calura estiva
e poi aspettare che l’uccello si decida a cantare
Se l’uccello non canta
è cattivo segno
segno che il quadro è sbagliato
ma se canta è buon segno
segno che voi potete firmare
Allora strappate con tanta dolcezza
una piuma all’uccello
e il vostro nome scrivete in un angolo del quadro







venerdì 26 febbraio 2010

Razzismo e integralismo

In un momento storico in cui integralismo e razzismo serpeggiano pericolosamente in tutto il mondo riprendo una vecchia, ma quanto mai attuale,  canzone di George Brassens e, a seguire, un passaggio del libro di Tahar Ben Jelloun.




La ballade des gens qui sont nés quelque part

C'est vrai qu'ils sont plaisants tous ces petits villages
Tous ces bourgs, ces hameaux, ces lieux-dits, ces cités
Avec leurs châteaux forts, leurs églises, leurs plages
Ils n'ont qu'un seul point faible et c'est être habités
Et c'est être habités par des gens qui regardent
Le reste avec mépris du haut de leurs remparts
La race des chauvins, des porteurs de cocardes
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

Maudits soient ces enfants de leur mère patrie
Empalés une fois pour toutes sur leur clocher
Qui vous montrent leurs tours leurs musées leur mairie
Vous font voir du pays natal jusqu'à loucher
Qu'ils sortent de Paris ou de Rome ou de Sète
Ou du diable vauvert ou bien de Zanzibar
Ou même de Montcuq il s'en flattent mazette
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

Le sable dans lequel douillettes leurs autruches
Enfouissent la tête on trouve pas plus fin
Quand à l'air qu'ils emploient pour gonfler leurs baudruches
Leurs bulles de savon c'est du souffle divin
Et petit à petit les voilà qui se montent
Le cou jusqu'à penser que le crottin fait par
Leurs chevaux même en bois rend jaloux tout le monde
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

C'est pas un lieu commun celui de leur connaissance
Ils plaignent de tout cœur les petits malchanceux
Les petits maladroits qui n'eurent pas la présence
La présence d'esprit de voir le jour chez eux
Quand sonne le tocsin sur leur bonheur précaire
Contre les étrangers tous plus ou moins barbares
Ils sortent de leur trou pour mourir à la guerre
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

Mon dieu qu'il ferait bon sur la terre des hommes
Si on y rencontrait cette race incongrue
Cette race importune et qui partout foisonne
La race des gens du terroir des gens du cru
Que la vie serait belle en toutes circonstances
Si vous n'aviez tiré du néant tous ces jobards
Preuve peut-être bien de votre inexistence
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part
Les imbéciles heureux qui sont nés quelque part

 
Ballata di quelli nati in qualche posto (Versione italiana di Mario Mascioli e Nanni Svampa)
Sono davvero ameni tutti questi piccoli paesi,
tutti questi borghi, queste frazioni, queste località, queste città vecchie
con le loro roccaforti, le loro chiese, le loro spiagge;
hanno un solo punto debole, e cioè quello di essere abitati
e cioè di essere abitati da gente che guarda
tutto il resto con disprezzo dall'alto dei loro bastioni:
la razza degli sciovinisti, dei portatori di coccarde,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Siano maledetti questi figli della loro madrepatria,
impalati una volta per sempre sul loro campanile,
quelli che vi mostrano le loro torri, i loro musei, il loro municipio
vi fanno vedere il paese natio fino a farvi divenire strabici.
Che vengano da Parigi, da Roma o da Sète,
o da casa del diavolo oppure da Zanzibar,
o anche da Montcuq, se ne vantano, caspita,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Non c'è niente di più fine della sabbia
sotto la quale delicatamente i loro struzzi nascondono la testa.
Quanto all'aria che usano per gonfiare i loro palloni,
le loro bolle di sapone, è afflato divino.
E, piano piano, ecco che si montano
la testa fino a pensare che lo sterco fatto
dai loro cavalli, anche quelli di legno, susciti l'invidia di tutti,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Non è un luogo comune quello della loro nascita,
compatiscono con tutto il cuore i poveri disgraziati
i piccoli fessacchiotti che non ebbero la presenza,
la presenza di spirito di venire alla luce nel loro paese.
Quando suonano le campane a martello sulla loro precaria felicità,
per combattere gli stranieri, tutti più o meno barbari,
escono dal loro buco e vanno a morire in guerra,
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.

Mio Dio, come si starebbe bene sulla terra degli uomini
se non vi si incontrasse questa razza di scorretti,
questa razza molesta e che abbonda dappertutto:
la razza della gente del suo paese d'origine, della gente del posto.
Come sarebbe bella la vita in ogni momento
se tu non avessi tratto dal nulla questi balordi,
che sono la prova, forse, della tua inesistenza:
i beati imbecilli che son nati in qualche posto.



"A la rentrée des classes, regarde tous les élèves et remarque qu'ilssont tous différents, que cette diversité est une belle chose. C'est une chance pourl'humanité. Ces élèves viennent d'horizons divers, ils sont capables de t'apporter deschoses que tu n'as pas, comme toi tu peux leur apporter quelque chose qu'ils neconnaissent pas. Le mélange est un enrichissement mutuel.
Sache enfin que chaque visage est un miracle. Il est unique. Tu ne rencontreras jamais deux visages absolument identiques. Qu'importe la beauté ou la laideur ! Chaque visage est le symbole de la vie. Toute vie mérite le respect."
(Tahar Ben Jelloun -  Le Racisme expliqué à ma fille)

"Al rientro delle classi, guarda tutti gli alunni e nota che sono tutti differenti, che questa diversità è una bella cosa. È una fortuna per l'umanità. Questi alunni vengono da orizzonti diversi, sono capaci di portarti delle cose che non hai, come tu puoi portar loro qualche cosa che non conoscono. La mescolanza è  arricchimento reciproco.
Sappi infine che ogni viso è un miracolo. È unico. Non incontrerai mai due visi assolutamente identici. Che importa la bellezza o la bruttezza! Ogni viso è il simbolo della vita. Ogni vita merita il rispetto."
 

giovedì 25 febbraio 2010

Poesia - Poeti russi

Michail Alekseevič Kuzmin (6 ottobre 1872 – 1º marzo 1936) è stato uno scrittore, compositore e poeta russo.  

 

 Gioia postuma
Essere abbandonato, può essere un gran bene...
Per quella luce immensa che viene dal passato
che, dopo l'estate, all'arrivo del freddo
il sole non ti fa dimenticare.

Ti resta qualche fiore disseccato
nei fasci delle lettere d'amore,
il ricordo di quei due occhi chiari
che nella prima volta ti sorrisero.

E' vero che ora non hai che buio e poi dolore:
ma in quel ricordo la gioia li sovrasta.
E quella gioia ti apre un mondo nuovo,
e anche una consapevolezza che si fa ragione.

Ecco perché dico che essere abbandonato
potrebbe essere un bene,
se penso al destino triste
di chi l'amore non ha mai provato.
 
 
Karl Pavlovič Brjullov - mattino italiano
 
 
Alexej Kondrat'evič Savrasov - I corvi devono tornare a casa
 
Konstantin Michajlovič Simonov (San Pietroburgo, 28 novembre 1915 – Mosca, 28 agosto 1979) è stato uno scrittore e politico russo.

 

Aspettami ed io tornerò 
Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
aspettami. E non t’affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
a onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

 
Illarion Pryanishnikov 

martedì 23 febbraio 2010

Mostra - Torino Borgo Medievale - L'uomo con la valigia

L'UOMO CON LA VALIGIA

Piccola storia del bagaglio 

Dal 14-02-2010 al 10-05-2010 

Borgo Medievale (TO)

 

 

 

Con la mostra L’Uomo con la valigia. Piccola storia del Bagaglio il Borgo Medievale propone un allestimento scenografico e coinvolgente all’interno della Rocca e degli spazi a libero accesso lungo la via maestra del Borgo. L’esposizione vuole far riferimento al tema del viaggio e al necessario di cui il viaggiatore non può fare a meno.   

Nella mostra curata da Paolo Novaresio, il bagaglio viene considerato in tutte le sue valenze pratiche e psicologiche: il percorso espositivo prende in considerazione l’evoluzione del bagaglio degli effetti personali rispetto ai mezzi di trasporto, alle differenti fasi del viaggio, nonché un’esemplificazione di diverse varietà di contenuti. L’arco temporale considerato è quello compreso tra la metà dell’Ottocento e oggi, oltre ad una sezione dedicata al periodo medievale.   

foto tratta dall'articolo apparso su  Il Sole 24 ore 
Termine di derivazione militare, il bagaglio è innanzitutto elemento strategico, indispensabile corredo alla riuscita di un’impresa. Ma non solo: se si riconosce al viaggio, al di là del movimento fisico da un luogo all’altro, il carattere di forte esperienza emozionale, allora il bagaglio è ben di più che un contenitore del necessario. Quando si abbandona la propria casa, per qualsivoglia ragione, si tende a portare con sé quegli oggetti che rappresentano i rassicuranti simboli del conosciuto e fungono da raccordo tra il mondo materiale e quello dello spirito. Il bagaglio, primo atto volontario della partenza diviene ponte tra la nostra vita precedente e quella nuova che ci attende altrove. In quest’ottica il suo contenuto si configura come una sorta di simulacro portatile della propria identità e cultura: il bagaglio è dunque lo specchio del viaggiatore. Ne sottolinea il carattere, lo stato sociale e di salute, i gusti, i mezzi economici, le aspettative e la meta del viaggio.   

 Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre spazi all’interno del Borgo, come diversi sono i tipi di bagaglio esposti: la Casa di Frossasco, con la sezione Bagagli d’altri Mondi, è dedicata ai nomadi tuareg e in particolare ai bagagli della carovana sahariana, entità autosufficiente in un ambiente ostile. La sala mostre, all’interno della chiesa, ospita la sezione degli Oggetti del Viaggiatore. I manufatti esposti rispondono a determinate necessità culturali e psicologiche, volte a neutralizzare l’ansia dell’ignoto: per non perdere la strada, non ammalarsi, non rinunciare ai comfort, non smarrire identità e immagine, proteggere i propri beni. Le sale della Rocca si trasformano, proponendo sia una sezione riguardante il Bagaglio del Medioevo, coerente con l’allestimento museale, e una sezione dedicata al sottile rapporto che lega Bagaglio e Viaggiatore: sia un pellegrino, un businessman, un turista, un emigrante o un giovane globetrotter, ognuno ha il suo fardello, che lo identifica con precisione. Uno speciale approfondimento riguarda il Baule, bagaglio principe del viaggiatore fino all’avvento del trasporto aereo. 


Completa l’esposizione il catalogo ragionato alla mostra, a cura di Paolo Novaresio.   Per tutta la durata della mostra sono previste iniziative complementari: visite tematiche, conferenze, animazioni, presentazione di libri, una rassegna cinematografica e un concorso fotografico on line dal titolo L’Uomo e il suo Bagaglio. 

 In occasione della mostra, i Servizi Educativi del Borgo Medievale propongono un ricco calendario di iniziative per riflettere insieme ad adulti e bambini sulle tante interpretazioni che si possono dare al concetto di bagaglio  

Paolo Novaresio
viaggia e lavora a tempo pieno in Africa, compiendo ricerche e spedizioni scientifiche sulle popolazioni nomadi del continente. Collabora con importanti riviste e quotidiani, nonché con istituzioni universitarie e governative italiane ed estere. E' autore di volumi sulla storia e metodologia dell’esplorazione.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con Il tucano viaggi 
Sponsor tecnico Gondrand

Orario martedì - domenica 10-18, chiuso lunedì.

L’esposizione si svolge in parte a libero accesso e in parte con biglietto d’ingresso:

Informazioni per il pubblico
011 44 31 701/02 
Sito Web
    
 

domenica 21 febbraio 2010

Musica francese - Jean Marie Vivier

Jean Marie Vivier - foto tratta dal sito ufficiale

Ho scoperto da poco su Youtube questo cantante, anche autore di molte canzoni e, devo dire, è stata una scoperta piacevolissima, un "poeta con la chitarra" dalla voce particolarmente calda e profonda che mi emoziona parecchio. 
Questo è il sito ufficiale.
Fra tutte le canzoni trovate su YT ne ho scelto due, la prima è una tenerissima canzone d'amore (e di emigrazione, qui si può trovare un po' di storia) scritta e lanciata da un autore del Quebec, Georges Dor, nel 1966 e successivamente interpretata anche da altri artisti. La seconda, scritta dallo stesso Vivier e  Y.Moreau nel 1999, parla dell'invecchiare, questo difficile percorso della nostra vita che coinvolge tutti e che, perlopiù, si tende a  negare o comunque ad allontanare dalla mente.




La Manic (Manicouagan)

Si tu savais comme on s'ennuie
À la Manic
Tu m'écrirais bien plus souvent
À la Manicouagan
Parfois je pense à toi si fort
Je recrée ton âme et ton corps
Je te regarde et m'émerveille
Je me prolonge en toi
Comme le fleuve dans la mer
Et la fleur dans l'abeille

Que deviennent quand je suis pas là,
Mon bel amour,
Ton front doux comme fine soie
Et tes yeux de velours?
Te tournes-tu vers la côte nord
Pour voir un peu, pour voir encore
Ma main qui te fait signe d'attendre?
Soir et matin je tends les bras
Je te rejoins où que tu sois
Et je te garde

Dis-moi ce qui se passe à Trois-Rivières
Et à Québec
Là où la vie a tant à faire
Et tout ce qu'on fait avec
Dis-moi ce qui se passe à Montréal,
Dans les rues sales et transversales
Où tu es toujours la plus belle,
Car la laideur ne t'atteint pas,
Toi que j'aimerai jusqu'au trépas,
Mon éternelle

Nous autres on fait les fanfarons
À coeur de jour
Mais on est tous de bons larrons
Cloués à leurs amours.
Y en a qui jouent de la guitare,
D'autres qui jouent de l'accordéon
Pour passer le temps quand y est trop long
Mais moi, je joue de mes amours
Et je danse en disant ton nom,
Tellement je t'aime

Si tu savais comme on s'ennuie
À la Manic
Tu m'écrirais bien plus souvent
À la Manicouagan
Si t'as pas grande chose à me dire,
Écris cent fois les mots "Je t'aime":
Ça fera le plus beau des poèmes.
Je le lirai cent fois...
Cent fois cent fois c'est pas beaucoup
Pour ceux qui s'aiment

Si tu savais comme on s'ennuie
À la Manic
Tu m'écrirais bien plus souvent
À la Manicouagan.




Vieillir

Vieillir c'est garder sa jeunesse comme un beau souvenir
C'est s'habituer à vivre un peu au ralenti
Réapprendre son corps pour pouvoir s'interdire
Ce que la veille encore on se savait permis
Se dire à chaque fois lorsque l'aube se lève
Que quoi que l'on y fasse on est plus vieux d'un jour
A chaque cheveux gris se séparer d'un rêve
Et lui dire tout bas un adieu sans retour

Vieillir c'est se résigner à rester sur le rivage
Espérer pour ses fils un avenir heureux
C'est vivre dans son coin sans devenir sauvage
Se laisser ignorer tout en restant près d'eux
Et c'est pouvoir enfin apprivoiser l'amour
Faire une symphonie aux accords de sagesse
C'est aimer une femme pouvoir lui faire la cour
Pour d'autres raisons que la plastique de ses fesses

Vieillir ce n'est plus faire l'amour mais c'est faire la tendresse
Ce n'est plus dire encore c'est murmurer toujours
C'est sentir dans sa main une main qu'on caresse
Et trembler à l'idée qu'elle vous quittera un jour
Vivre dans un jardin où l'on peut s'attendrir
Se prendre par le coeur et lui dire je t'aime
Avouer qu'on l'a trompée mais osera-t-on lui dire
Quand on sait maintenant qu'on s'est trompé soi-même

Vieillir c'est s'inquiéter soudain du salut de son âme
Entrer dans une église sans bien savoir pourquoi
De tous les Saints Patrons devenir polygame
Et avoir des frissons en regardant la croix
C'est ignorer la fin d'un sketch qu'on a écrit
Vouloir rejouer encore devant ses spectateurs
En cherchant une réplique ou bien un mot d'esprit
Tout en sachant très bien qu'on en n'est pas l'auteur

Vieillir c'est s'en aller un jour sans jamais faire de vagues
En une heure, un endroit qu'on ne choisira pas
Sentir un soir quelqu'un qui souffle votre flamme
Disparaître doucement parce que c'est comme ça
Vieillir... Vieillir...


Due testi da pelle d'oca "textes que procure la chair de poule" dicono i Francesi o, potrei dire,   " ce chanteur me renverse le tripes" questo cantante mi rimescola le viscere.

sabato 20 febbraio 2010

Arte - Infanzia - Emile Munier

E dopo aver parlato di Perrault non posso evitare di dedicare un post ad un pittore che amo molto, Emile Munier, meglio conosciuto come "il pittore dell'infanzia".


Non mi soffermerò sulla biografia, facile da reperire in rete, mi limito a dire che gran parte dei suoi lavori sono influenzati da Bourguereau, suo grande amico, oltre che maestro.
Non è facile rappresentare in arte il mondo dell'infanzia, ricco di movimenti rapidi ed imprevedibili, espressioni particolari, ma lui lo fa in maniera magistrale, e dai suoi quadri salta all'occhio la differenza con i dipinti del Rinascimento per esempio, dove i bambini spesso erano rappresentati come piccoli adulti statici.
I figli, Henri e Marie Louise, furono le sue principali fonti ispiratrici.

Foto tratte dal sito dedicato al pittore emilemunier.org 

 
Le retour du marché

 
 Le leçon de tricot

 
La petit fille

En penitence 

 
The morning meal

 
 Her Best Friend

  
Trois Amis

 
Young Girl with a Basket of Oranges

 
Playing with the Kittens
 
Autore dei video:
Blulight gallery






mercoledì 17 febbraio 2010

Musica - violino e violoncello

Questa sera ho preparato una compilation dedicata a violino e violoncello due strumenti che amo molto.


  1. Bond - Big Love Adagio
  2. Bond – Lullaby
  3. David Garrett - Clair de Lune
  4. David Garrett – Summer
  5. Edvin Marton - Gipsy dance
  6. Edvin Marton - Magic Stratovarius
  7. Emiri Miyamoto – Break
  8. Ikuko Kawai - Red violin (Aranjuez)
  9. Ikuko Kawai - Milonga Triste (Adagio)
  10. Samvel Yervinyan – Adagio
  11. Samvel Yervinyan – Moldovian
  12. Vanessa Mae – Contradanza
  13. Vanessa Mae – Destiny
  14. Winty Wan - Carmen 
  15. Winty Wan - Halfmoon Serenade
download 

 
Marc Chagall - il suonatore di violino

Il violinista pazzo

Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all'improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all'improvviso se ne andò, e invano
sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d'essere malmaritata,
L'appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d'aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell'anima gemella,
quella parte che ci completa,
l'ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell'ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda 
risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere 
la melodia del violinista pazzo.
F. Pessoa

lunedì 15 febbraio 2010

Arte - Infanzia - Léon Bazile Perrault

Stasera  scrivo questo post su Léon Perrault , un artista francese pressochè dimenticato dalla critica, in ricordo di un'amica che da tempo non c'è più... 
Parlando di dipinti che raffigurano bambini  le nostre interminabili discussioni ricadevano sempre su: " è meglio Perrault o Munier?" Al tempo lei preferiva Perrault ed io Munier.
Oggi sottoscriverei questo pensiero di A. Chekhov " le opere d'arte si dividono in due categorie, quelle che mi piacciono e quelle che non mi piacciono" e quando, come nel nostro caso, i due artisti piacevano ad entrambe, diventa superfluo stilare una classifica.
In fondo per una non esperta, sostanzialmente una osservatrice emotiva, come me,  l'arte è guardare, interpretare, apprezzare, criticare e, infine, capire se un'opera mi piace o meno.

 
In punizione

 
Amore e innocenza

 
Venditrice di fiori

 
Giovane madre col bimbo che dorme

 
Putto che dorme

 
Fuori al freddo

 
Una storia interessante

 
La freccia di Cupido



giovedì 11 febbraio 2010

Poesia - Paul Verlaine

 

Il pleure dans mon cœur  (Romances sans paroles - 1874)

Il pleure dans mon cœur
Comme il pleut sur la ville;
Quelle est cette langueur
Qui pénètre mon cœur?

Ô bruit doux de la pluie
Par terre et sur les toits!
Pour un cœur qui s'ennuie
Ô le chant de la pluie!

Il pleure sans raison
Dans ce cœur qui s'éccœure.
Quoi! nulle trahison?...
Ce deuil est sans raison.

C'est bien la pire peine
De ne savoir pourquoi
Sans amour et sans haine
Mon cœur a tant de peine!



Piange nel mio cuore  (Romanze senza parole - 1874)

Piange nel mio cuore
Come piove sulla città;
Cos'è questo languore
Che mi penetra il cuore?

O dolce rumore della pioggia
Per terra e sopra i tetti!
Per un cuore che si annoia,
Oh il canto della pioggia!

Piange senza ragione
Nel cuore che si accora.
Come! Nessun tradimento!...
Dolore senza ragione.

È la pena maggiore
Il non saper perché
Senza odio e senza amore
Il mio cuore ha tanta pena!


martedì 9 febbraio 2010

Arte - Anton Gorcevich

Non conosco nulla di questo pittore russo, salvo il nome. Posso solo dire che i suoi lavori  mi trasmettono allegria. Mi auguro abbiano lo stesso effetto su di voi. Personalmente quando devo fare un regalo a qualche bambino, se posso, mi oriento sempre verso un piccolo quadro, lo trovo bello ed in qualche modo anche educativo, avvicina all'arte, questo mondo così affascinante oltre che estremamente variegato.
 




































































































 
 
 
 

domenica 7 febbraio 2010

Genova

Amo Genova:
  • per i genovesi, così chiusi e di poche parole ma grandi di cuore
  • per il tramonto a Boccadasse, a Nervi e al Porto antico
  • per il contrasto fra il vecchio ed il nuovo, il Medioevo vicino alla modernità
  • perchè in pochi minuti vai dal mare a monti
  • perchè focaccia, farinata e pesto, benchè ovunque imitati, solo qui sono "speciali"
  • perchè "Genova non è mai una cosa sola. Ma sempre due cose assieme, o tre, o quattro. Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima" (Maurizio Maggiani)
  • perchè "Genova è un'idea come un'altra" (Paolo Conte)
  • perchè nonostante chilometri e chilometri di vicoli riesco a non perdermi più nel centro storico
  • perchè posso indicare ad un turista come uscire dal centro storico
  • perchè nella Genova vecchia si ricorda De Andrè in ogni angolo
  • per i vecchi cancelli, gli archivolti, le colonne, le edicole votive
  • perchè a naso in su nel centro storico scopri sempre qualcosa di nuovo
  • per i "caruggi" e le migliaia di "creuze" (che fatica salire e scendere però!)
  • per la funivia a cremagliera di Granarolo
  • per la funicolare del Righi e quella di S. Anna
  • per il vento di tramontana che rinfresca la "maccaia" estiva. Un po' meno d'inverno...
  • perchè dopo una giornata di tramontana il cielo è terso così (foto di oggi - zona Porto antico)

 
Commenda e Chiesa di San Giovanni di Pre

 
il galeone Neptune

l'acquario

 
facciata di Palazzo S. Giorgio

 
Piazza Caricamento

 
la Biosfera di R. Piano

 
il Bigo

 
la gru idraulica Tanner & Walker (1888)

 
Porta Siberia

 
il Duomo - Cattedrale di San Lorenzo

 
una delle centinaia di edicole votive del centro storico 

  
tipica "creuza" (zona Castelletto/Righi)

Condividi