domenica 31 ottobre 2010

Musica - John Sokoloff




Eugène Atget - le clochard  (B.N.F.)


martedì 26 ottobre 2010

Musica - Cover - Suzanne

Suzanne è il titolo di una celebre canzone di Leonard Cohen contenuta nel suo disco d'esordio del 1967, il cui testo fu inizialmente pubblicato nel 1966 come poesia.




 

La canzone è ispirata alle visite che il cantautore compiva presso Suzanne Verdal, ballerina, e suo marito, il noto scultore Armand Vaillancourt, con offerta di tè e fette d'arancia. Alcune interpretazioni affermano che, in questa canzone, Cohen fa riferimento ad un suo rapporto sessuale con Suzanne. In una intervista del 1970 tuttavia Cohen affermò che mai aveva avuto relazioni con Suzanne e la canzone conteneva elementi della realtà mescolati con l'immaginazione - affermazione confermata dalla stessa Suzanne in un'intervista del 2006. Stando alla lettura di Riccardo Bertoncelli, "la canzone intreccia una visita a casa sua (della Verdal, n.d.r.), vicino al fiume St. Lawrence, e le fantasie scatenate da una visita a una piccola chiesa dei marinai sempre a Montreal, la Chapelle de Bonsecours". Incontrata a Montreal, Suzanne aveva peraltro già ispirato alcune poesie pubblicate in Parasites of Heaven (1966): tra queste era compreso anche il futuro testo per canzone (inserito all'ultimo momento, per mancanza di materiale nuovo), con il titolo "Suzanne takes you down".





Come poi farà in molte altre canzoni, Cohen usa metafore bibliche per raccontare il sognato rapporto. Il racconto sfuggente e intessuto di immagini sognanti, unito alla musica prevalentemente acustica e al pacato tono di voce del cantante, restituisce una sensazione di delicatezza che sembra quasi risolvere il rapporto tra vita spirituale e passione carnale - tematica tra le più tipiche del repertorio coheniano. Come sempre nelle sue canzoni, è una donna a rappresentare iconicamente tale rapporto, tramite l'enigma della propria bellezza.

Oltre all'originale ho scelto alcune cover.











Versione di Nick Cave

sabato 23 ottobre 2010

La luna in arte

La luna piena di questa notte, e la conseguente insonnia (risento un po' dei cicli lunari, così come delle variazioni meteorologiche) mi hanno stimolata a postare questo messaggio. Vediamo come questo corpo celeste così affascinante ma, per certi versi, così inquietante ha ispirato molti artisti

 Edvard Munch

Edvard Munch

Caspar David Friedrich

Adam Elsheimer

Edward Potthast

Edouard Manet

Georges Lemmen

Joan Mirò

Eugène Carrière

Wassily Kandinsky
 
Paul Sérusier  

Vincent Van Gogh 
 Vincent Van Gogh
 Henri Rousseau
Frida Kahlo
Georgia O'Keeffe

Marc Chagall

René Magritte

René Magritte

Trento Longaretti

Isabelle Planté

Rob Gonsalves

Juan Ripolles

Alessandra Placucci

Ne avrei ancora molte ma preferisco fermarmi qui, spero di aver soddisfatto tutti i gusti.





Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
come una bella donna su guanciali profondi,
che carezzi con mano disattenta e leggera
prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

lei su un serico dorso di molli aeree nevi
moribonda s'estenua in perduti languori,
con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
nottambulo raccatta con mistico fervore

nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente come scheggia d'opale.
e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

Charles Baudelaire - Tristezze della luna


lunedì 18 ottobre 2010

Fotografia - Daido Moriyama

Hiromichi (Daido) Moriyama nasce a Ikeda-cho, Osaka, nel 1938. Il padre è impiegato per una società di assicurazioni e a causa del suo lavoro la famiglia si trasferisce in diverse città del Giappone.

Nel 1961 Moriyama è a Tokyo per aderire al collettivo di fotografi VIVO che si scioglie però a distanza di breve tempo. Dopo aver lavorato come assistente di Eikoh Hosoe, nel 1964 inizia la carriera di freelance e tre anni più tardi vince il premio come artista emergente della Japan Photo-Critics Association. Negli stessi anni inizia a collaborare con diverse riviste, la più importante delle quali, benché uscita in tre soli numeri, è PROVOKE, fondata da Takuma Nakahira, Takahiko Okada, Yutaka Takanashi e Koji Taki.

Oltre alle due celebri serie realizzate per PROVOKE – l’una notturna, scattata in un love hotel, l’altra realizzata in un drugstore ad Aoyama durante gli scontri del 1968 tra polizia e oppositori dell’Ampo – tra gli anni Sessanta e Settanta Moriyama realizza importanti lavori quali Japan: a photo theater, Scandal, Pantomime, Accident, Farewell photography, Hunter.

Negli anni Novanta arriva il successo internazionale che lo porta ad esporre in diverse gallerie e musei di tutto il mondo tra cui: San Francisco Museum of Modern Art (1999, 2009); Metropolitan Museum di New York; Fotomuseum di Winterthur (1999), White Cube, Londra (2002), Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi (2003), Kunsthaus di Graz; Museum of Contemporary Art di Vigo, Spagna (2005), Museum of Contemporary Art, Tokyo (2008).

 
Mostra: Daido Moriyama. Visioni del mondo


dal 17 settembre al 14 novembre 2010   
Ex Ospedale Sant'Agostino (Largo Porta Sant'Agostino 228, Modena)

dal martedì alla domenica dalle 11 alle 19
chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

Info Tel 335-1621739
info@mostre.fondazione-crmo.it
www.mostre.fondazione-crmo.it


Fondazione Fotografia
c/o Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Via Emilia Centro 283, Modena
Tel 059 239888 - Fax 059 238966
e-mail www.fondazione-crmo.it  

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giovedì 14 ottobre 2010

Poesia - Sergej Aleksandrovič Esenin

Sergej Aleksandrovič Esenin ( (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – San Pietroburgo, 28 dicembre 1925) è stato un importante poeta russo del ‘900. E’ considerato l’esponente più importante della cosiddetta scuola dei “poeti contadini”. 
 I suoi versi esaltano la bellezza della campagna, l’amore verso gli animali ma anche la rappresentazione di una vita estrema ed eccessiva (Esenin fu un alcolista e assiduo frequentatore di bordelli). A tale proposito, descrivendo un incontro avvenuto nel 1925, il poeta Vladimir Majakovskij scrisse: “Con la più grande difficoltà ho riconosciuto Esenin. Con difficoltà, pure, ho rigettato le sue richieste persistenti di bere insieme un aperitivo, richieste accompagnate dallo sventolio di un pingue mazzo di banconote. Tutto il giorno ho avuto quest’immagine deprimente di fronte ai miei occhi, e la sera, ovviamente, ho discusso con i miei colleghi su cosa si può fare per Esenin. Purtroppo, in una situazione del genere, si limitano tutti a parlare."






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La canzone "Confessioni di un malandrino" di Branduardi è frutto della traduzione della poesia di Esenin "Confessione di un teppista"

Non a tutti è dato cantare,
E non tutti possono cadere come una mela
Sui piedi degli altri.
Questa è la più grande confessione,
Che mai teppista possa rivelarvi.
Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime.
E mi piace quando una sassaiola di insulti
Mi vola contro, come grandine di rutilante bufera,
Solo allora stringo più forte tra le mani
La bolla tremula dei miei capelli.
È così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il suono rauco dell’ontano,
Che da qualche parte vivono per me padre e madre,
Che se ne fregano di tutti i miei versi,
E che a loro sono caro come il campo e la carne,
Come la pioggia fina che rende morbido il grano verde a primavera.
Con le loro forche verrebbero a infilzarvi
Per ogni vostro grido scagliato contro di me.
Miei poveri, poveri contadini!
Voi, di sicuro, siete diventati brutti,
E temete ancora Dio e le viscere delle paludi.
O, almeno se poteste comprendere,
Che vostro figlio in Russia
È il più grande tra i poeti!
Non vi si raggelava il cuore per lui,
Quando le gambe nude
Immergeva nelle pozzanghere autunnali?
Ora egli porta il cilindro
E calza scarpe di vernice.
Ma vive in lui ancora la bramosia
Del monello di campagna.
Ad ogni mucca sull’insegna di macelleria
Da lontano fa un inchino.
E incontrando i cocchieri in piazza,
ricorda l’odore del letame dei campi nativi,
Ed è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo,
come fosse uno strascico nuziale.
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.
Adoro i grugni infangati dei maiali
E nel silenzio della notte, la voce limpida dei rospi.
Sono teneramente malato di ricordi infantili,
Sogno delle sere d’aprile la nebbia e l’umido.
Come per scaldarsi alle fiamme del tramonto
S’è accoccolato il nostro acero.
Ah, salendo sui suoi rami quante uova,
Dai nidi ho rubato alle cornacchie!
È lo stesso d’un tempo, con la verde cima?
È sempre forte la sua corteccia come prima?
E tu, mio amato,
Mio fedele cane pezzato?!
La vecchiaia ti ha reso rauco e cieco
Vai per il cortile trascinando la coda penzolante,
E non senti più a fiuto dove sono portone e stalla.
O come mi è cara quella birichinata,
Quando si rubava una crosta di pane alla mamma,
e a turno la mordevamo senza disgusto alcuno.
Io sono sempre lo stesso.
Con lo stesso cuore.
Simili a fiordalisi nella segale fioriscono gli occhi nel viso.
Srotolando stuoie d’oro di versi,
Vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell’erba la falce dell’aurora…
Oggi avrei una gran voglia di pisciare
Dalla mia finestra sulla luna.
Una luce blu, una luce così blu!
In così tanto blu anche morire non dispiace.
Non m’importa, se ho l’aria d’un cinico
Che si è appeso una lanterna al sedere!
Mio buon vecchio e sfinito Pegaso,
M’occorre davvero il tuo trotto morbido?

Io sono venuto come un maestro severo,
A cantare e celebrare i topi.
Come un agosto, la mia testa,
Versa vino di capelli in tempesta.
Voglio essere una gialla velatura
Verso il paese per cui navighiamo.

domenica 10 ottobre 2010

La fisarmonica in arte

La fisarmonica, o musette francese, o accordeon, o accordion, è uno strumento del quale esistono diverse versioni (qui potete vedere e leggere le caratteristiche dei differenti tipi) che tradizionalmente rimanda alla feste paesane o alle malinconiche atmosfere parigine del secolo scorso. 


Benchè relegata all'angolo a vantaggio di strumenti ritenuti  più nobili, ha ispirato, e continua ad ispirare molti artisti.

Otto Dix 

 Jean Dufy

Marcel Nino Pajot
 
Pio Pedersoli

venerdì 8 ottobre 2010

Arte - Marcello Dudovich

Cartellonista, illustratore, decoratore e pittore Marcello Dudovich nasce il 21 marzo 1878 a Trieste e si forma nel clima artistico triestino e mitteleuropeo. 


Dopo aver frequentato le scuole "Reali" ed essere stato introdotto dal cugino Guido Grimani negli ambienti artistici della sua città natale, si trasferisce attorno al 1898 a Milano (luogo deputato allo sviluppo dell'istruzione professionale, dell'arte applicata all'industria e quindi della moderna pubblicità), dove viene assunto alle Officine Ricordi come litografo, dal conterraneo e all'epoca già affermato cartellonista Leopoldo Metlicovitz. Questi avverte l'eccezionale talento del giovane cui affida, oltre al lavoro di cromista, quello di pittore incaricandolo di eseguire dei bozzetti (continua su biografieonline)

sito a lui dedicato (in italiano, inglese, francese, tedesco) completo di galleria con molte sue opere (manifesti-pitture-disegni)








 



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