Scarpette rosse - Joyce Lussu
C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
...Noi tutti così diversi,
noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere
arbusti cespugli e boccioli
sparsi qua e là,
un giorno o l'altro ci daranno
fiori e frutti
per tutti
di mille forme e di mille colori.
Li raccoglieremo con grandi feste
In mazzi e ceste,
li appenderemo nei recinti
di etnie e di nazionalismi
artificiali
al posto delle armi micidiali
così care ai militari,
al posto di fasci di tratte e di cambiali,
così care agli usurai,
al posto di veleni globalizzati
che ci vendono ai supermercati
sostituendo alle chiusure
cancelli senza serrature.
noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere
arbusti cespugli e boccioli
sparsi qua e là,
un giorno o l'altro ci daranno
fiori e frutti
per tutti
di mille forme e di mille colori.
Li raccoglieremo con grandi feste
In mazzi e ceste,
li appenderemo nei recinti
di etnie e di nazionalismi
artificiali
al posto delle armi micidiali
così care ai militari,
al posto di fasci di tratte e di cambiali,
così care agli usurai,
al posto di veleni globalizzati
che ci vendono ai supermercati
sostituendo alle chiusure
cancelli senza serrature.




5 commenti:
Ciao Carmen, hai postato, come sempre sai fare tu, qualcosa di drammaticamente toccante.
E hai ricordato anche una grande donna.
Grazie e un dolce abbraccio,
Lara
Brividi...
Ogni volta che leggo quei versi, lo strazio mi invade il cuore!
ciao.... davvero strazianti questi versi....però è necessario ricordare...ciao...luigina
...non possiamo e non dobbiamo dimenticare (come hanno già fatto i tedeschi...)
“Birkenau: ultima fermata”
Il fumo bianco di una locomotiva
si perdeva nel gelido buio
della notte
Vagoni carichi di miserie
ci portavano lontano
Vite ammassate come carbone
ci accompagnavano in quel ultimo viaggio
Eravamo teneri germogli
con la bocca sporca di latte
e nostra madre sembrava un fiore appassito
in quel cappotto smunto
Poi l’urlo gracchiante della porta
ci svegliò dai il nostri incubi
Il candore della neve illuminava la banchina
l’inferno non poteva avere altro aspetto
Sotto un cielo muto
ci ordinarono di scendere
Riconobbi quelle strane fasce rosse
le stesse che rubarono nostro padre
Avevamo perso la fede
e portavamo solo quattro stracci addosso
ma ci spogliarono anche dell’anima
Eravamo merce avariata
buona neppure per un misero lavoro
A piccoli passi ci dirigemmo al campo
dove i camini fumavano lenti
Mamma piangendo
ci accarezzò e disse
che presto avremmo raggiunto papà.
(Edio Vassalli)
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