venerdì 27 gennaio 2012

27 gennaio 2012 - Giornata della Memoria

 Scarpette rosse - Joyce Lussu 

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
Joyce Lussu su wikipedia 
a Joyce Lussu su Facebook



...Noi tutti così diversi,
noi tutti così uguali, possiamo forse aiutare a crescere
arbusti cespugli e boccioli
sparsi qua e là,
un giorno o l'altro ci daranno
fiori e frutti
per tutti
di mille forme e di mille colori.
Li raccoglieremo con grandi feste
In mazzi e ceste,
li appenderemo nei recinti
di etnie e di nazionalismi
artificiali
al posto delle armi micidiali
così care ai militari,
al posto di fasci di tratte e di cambiali,
così care agli usurai,
al posto di veleni globalizzati
che ci vendono ai supermercati
sostituendo alle chiusure
cancelli senza serrature. 

6 commenti:

Lara ha detto...

Ciao Carmen, hai postato, come sempre sai fare tu, qualcosa di drammaticamente toccante.
E hai ricordato anche una grande donna.
Grazie e un dolce abbraccio,
Lara

Cristina ha detto...

Brividi...

Adriano Maini ha detto...

Ogni volta che leggo quei versi, lo strazio mi invade il cuore!

lui ha detto...

ciao.... davvero strazianti questi versi....però è necessario ricordare...ciao...luigina

edio ha detto...

...non possiamo e non dobbiamo dimenticare (come hanno già fatto i tedeschi...)



“Birkenau: ultima fermata”





Il fumo bianco di una locomotiva

si perdeva nel gelido buio

della notte



Vagoni carichi di miserie

ci portavano lontano

Vite ammassate come carbone

ci accompagnavano in quel ultimo viaggio



Eravamo teneri germogli

con la bocca sporca di latte

e nostra madre sembrava un fiore appassito

in quel cappotto smunto



Poi l’urlo gracchiante della porta

ci svegliò dai il nostri incubi

Il candore della neve illuminava la banchina

l’inferno non poteva avere altro aspetto



Sotto un cielo muto

ci ordinarono di scendere

Riconobbi quelle strane fasce rosse

le stesse che rubarono nostro padre



Avevamo perso la fede

e portavamo solo quattro stracci addosso

ma ci spogliarono anche dell’anima



Eravamo merce avariata

buona neppure per un misero lavoro

A piccoli passi ci dirigemmo al campo

dove i camini fumavano lenti



Mamma piangendo

ci accarezzò e disse

che presto avremmo raggiunto papà.



(Edio Vassalli)

StellaDeppDowney ha detto...

È il mio disegno quello all'inizio!
Sto.. Piangendo!
Lo feci tre anni fa per la scuola media di Botrugno, in provincia di Lecce.
Mi sento davvero onorata di inaugurare (seppur indirettamente) questa eccelsa poesia!
Mi rivolgo all'autrice del post: puoi contattarmi via mail per dirmi come sei riuscita a reperire quell'immagine?
Grazie mille!!
tmstarify@gmail.com

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